sabato 2 febbraio 2008
Catania, le mani di Cosa Nostra sulla festa di Sant'Agata
Importante la figura dell'ex presidente del Circolo dei "devoti", Diolosa', 54 anni, accusato di concorso in associazione mafiosa: sarebbe stata la "chiave" che avrebbe agevolato l'ingresso di Cosa nostra nell'affare dei festeggiamenti, controllando financo l'ingresso del fercolo portato in processione fino in cattedrale. Secondo i magistrati l'interesse degli indagati era proprio "ottenere il controllo di fatto della gestione dell'associazione cattolica, sodalizio che svolge un ruolo determinante nell'organizzazione e concreta realizzazione dei festeggiamenti per la santa patrona e nella direzione di alcune significative manifestazioni di culto e devozione per la santa, in tal modo realizzando profitti e vantaggi ingiusti per se' e per gli altri". Diolosa' , in particolare, secondo i magistrati, quale presidente del circolo dal '99 al 2005, "avrebbe messo a disposizione di tutti gli altri indagati le strutture del centro e i posti di maggior rilievo e visibilita' nell'ambito dello stesso, in tal modo fornendo consapevolmente un contributo costante e concreto al perseguimento e alla realizzazione delle finalita' illegali dell'associazione". Prolungare i tempi della festa, significava, ad esempio, accrescere i ricavi. Ed erano monitorate dai clan anche le risorse legate all'ingente quantitativo utilizzato di fuochi d'artificio, i compensi per i portatori di candelore - i pensantissimi ceri di legno portati da sei o otto uomini - e il giro di scommesse clandestine collegato ai festeggiamenti. Non erano indifferenti neppure le decisioni su dove piazzare le bancarelle o dove far sostare il fercolo, magari sotto i balconi di un boss: una sorta di riconoscimento del suo potere, realizzando la suggestiva e torbida commistione tra mafia e malintesa religiosita'. I magistrati, in particolare, hanno individuato quattro forme di pressione che producevano indubbi vantaggi all'organizzazione criminale: "Il governo della tempistica dei festeggiamenti (soste della processione, tempi e luoghi dell'esplosione dei fuochi d'artificio, orari del rientro del fercolo in cattedrale"; poi la "conseguente incidenza sul commercio ambulante e stanziale, favorito dalla scelta dei tempi e luoghi delle soste"; terzo, la gestione dei flussi economici leciti (vendita e rivendita della cera, commesse per i fuochi d'artificio, compensi per i portatori delle candelore) e illeciti (scommesse), collegati ai festeggiamenti patronali"; infine, "la penetrazione dell'associazione mafiosa Santapaola-Ercolano in una delle manifestazioni di maggiori rilievo simbolico per la comunita' catanese, con conseguente accrescimento del prestigio criminale dell'organizzazione e affermazione della stessa, come uno dei centri di potere della citta'".
Aggredito dal figlio del boss
Il giornalista, che da sempre conduce una battaglia contro la mafia, proprio il giorno della sua aggressione aveva aperto il suo telegiornale con la notizia dei lavori del Comune in un'area in zona di Vallegrande dove si trovano delle stalle di proprietà dei Vitale confiscate dallo Stato. Mentre nell'edizione di mercoledì, l'apertura è stata dedicata dallo stesso direttore al racconto della propria vicenda. Immediata la solidarietà delle associazioni Libera e Addiopizzo, che hanno definito l'episodio "un segnale non di attacco alla libertà di stampa, ma di pura brutalità. Il lavoro di Telejato è uno degli eccezionali segni di rifiuto della barbarie mafiosa sul territorio, in una provincia di Palermo che vede ogni giorno acuirsi la tensione e moltiplicarsi le intimidazioni. Per Libera e Addiopizzo, già al fianco di Telejato in tante iniziative, è fondamentale far giungere il massimo sostegno e incoraggiamento ad andare avanti".
Telejato, nata 19 anni fa, è stata rilevata e diretta da Giuseppe Maniaci dieci anni dopo. La Tv ha sede a Cinisi e copre un territorio di 20 comuni, con un bacino di circa 150 mila telespettatori.
Il palinsesto della Tv si contraddistingue per continue inchieste giornalistiche sulla mafia e sul territorio di Partinico. Un telegiornale va in onda alle 14 e 15 e si protrae per oltre un'ora ed è visibile ogni giorno sul sito internet dell'emittente (www.telejato.it).
venerdì 1 febbraio 2008
SICILIA/ DON CIOTTI: CROCETTA PRESIDENTE? BISOGNA POTER SOGNARE "Molti parlano di legalità, senza concretezza"
A margine di un convegno su 'Mafia,Politica e Impresa' che si è svolto questa mattina a Caltanissetta, parlando con Apcom Don Ciotti dice che "Crocetta ha dimostrato, pagando di persona, molta coerenza, credibilità, impegno. Io - prosegue - sono onorato di essere cittadino onorario di Gela. Sono un piccolo testimone di tutto quel fermento positivo che dimostra che far la politica in un certo modo è vincente, è al servizio della collettività, è politica. E' un modello esportabile in tutta l'Italia: vince la cooerenza, la credibilità, il mettere al centro la gente, creare le condizioni per cui tutti si sentano veramente liberi".
Nel corso del suo intervento al dibattito al quale prendeva parte il presidente dei piccoli industriali di Confindustria Sicilia, Marco Venturi ed il presidente dei gip di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza, don Ciotti ha segnalato come negli ultimi tempi ci sono molti convegni in Italia, "solo ieri ne ho contati 50", in cui si parla di legalità, ma che dietro non ci sia alcuna concretezza, "solo parole". Ed ha quindi ricordato le intercettazioni nelle quali si sentiva il pentito Francesco Campanella, che ha aiutato Bernardo Provenzano, consigliare di organizzare manifestazioni antimafia e per la legalità: "tanto non servono a nulla".
"Tante gente - riprende don Ciotti - ha camminato in buona fede dietro personaggi mafiosi e questo è servito a creare ambiguità, disordine, a mettere in dubbio anche le cose positive. Noi dobbiamo fare emergere le cose positive in modo chiaro, pulito e trasparente. Il miglior modo è la coerenza e la credibilità". Tornando a Crocetta, Don Ciotti dice "ben vengano uomini come lui. Ce ne sono, ce ne sono, ma dovrebbero essercene molti di più. Dovrebbe essere tutta la politica a vivere questa dimensione. Crocetta è una persona che io stimo profondamente è la dimostrazione e l'esempio di come si può vivere una dimensione politica anche con forze di governo di una città, di una amministrazione in modo molto, molto positivo. E' un esempio".
giovedì 31 gennaio 2008
Sequestro 300 mln a cassiere mafia : Provvedimento riguarda azienda, immobili, quote sociali

Cuffaro: Giunta va alla Consulta.Dopo sospensione da carica consigliere dell'ex governatore

DELL'UTRI: PALERMO, RESTANO SEPARATI PROCESSI MAFIA E CALUNNIA
DELL'UTRI: PALERMO, RESTANO SEPARATI PROCESSI MAFIA E CALUNNIA
Dal 1985 al 2002 i rapporti tra mafia e Calcestruzzi
1989. Arriva un ordine da Palermo. Totò Riina e Bernardo Provenzano dispongono che l'impianto debba essere ceduto alla Calcestruzzi spa di Trento, senza nulla pretendere, neanche a titolo di pizzo.
1990. I Di Cristina si ribellano agli ordini arrivati da Palermo. Scoppia una guerra di mafia. I Di Cristina soccombono.
1991. Giuseppe Madonia, capo della provincia di Caltanissetta, fidato dei corleonesi, supervisiona l'arrivo di Calcestruzzi spa a Riesi. Dicono i pentiti: "Quell'impianto era di interesse diretto dei vertici di Cosa nostra e non doveva essere disturbato".
1995. Il confidente Luigi Ilardo, vice rappresentante di Caltanissetta, consegna ai carabinieri un pizzino in cui Provenzano gli chiede il suo interessamento dopo alcuni danni causati alla cava di Riesi. (Il pizzino PRIMO FOGLIO, RIGO UNDICI...CAVA RIESE...)
1997. Iniziano i guai giudiziari per Calcestruzzi spa. Giovanni Bini, il rappresentante del gruppo Ferruzzi in Sicilia viene arrestato, è accusato dai magistrati di Palermo di rapporti spregiudicati con esponenti di mafia. Scattano sequestri di beni.
2002. L'amministratore giudiziario dei beni dei boss Buscemi di Palermo (quelli ritenuti legati a doppia mandata con i referenti siciliani di Calcestruzzi spa) dà il via libera alla vendita della cava Billiemi di contrada Palladio, a Riesi, a un piccolo imprenditore locale, Salvatore Ferraro. In realtà, dietro ci sarebbe ancora Calcestruzzi ed alcuni esponenti mafiosi.
mercoledì 30 gennaio 2008
Camorra: 16 arresti nel Casertano

Mafia, arrestati Ad Calcestruzzi Spa e altri tre
Mario Colombini, 62 anni, ad di Calcestruzzi, è stato bloccato dalla Guardia di Finanza in provincia di Milano. I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta lo accusano di truffa, intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di aver favorito l'organizzazione mafiosa, e inadempimento di contratti pubblici.
Gli altri tre arrestati sono Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta.
Il gip del tribunale nisseno Giovanbattista Tona ha inoltre ordinato il sequestro della società, del capitale sociale e degli impianti - per un valore complessivo di 600 milioni di euro - su richiesta del procuratore aggiunto di Caltanissetta Renato Di Natale e del pm della Dda Nicolò Marino.
Calcestruzzi è al centro delle indagini della Dda già dal 2006, quando la società, che fa parte del gruppo Italcementi, era stata indagata per possibili rapporti con la mafia.
Nel dicembre scorso Calcestruzzi aveva annunciato che sospendeva le attività nell'isola in attesa della fine dell'inchiesta.