venerdì 17 ottobre 2008

MAFIA: SEQUESTRO BENI DA 200 MLN EURO A IMPRENDITORE MESSINA


MESSINA - Beni per oltre 200 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia ad un imprenditore del Messinese, Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni. Si tratta di uno dei più grossi sequestri patrimoniali eseguiti nell'ambito di inchieste sulla mafia. Scinardo, originario di Capizzi, un paese in provincia di Messina, è accusato di associazione mafiosa e di far parte della cosca dei Rampulla di Mistretta. L'inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina e Catania. Oltre 100 uomini dei centri Dia di Catania e Messina sono impegnati nell'operazione. Il patrimonio sequestrato risulta costituito da numerose società e ditte individuali con volumi d'affari plurimilionari, da oltre 250 immobili, tra cui appezzamenti di terreno, ville e locali commerciali, ma anche da aziende agrituristiche e vinicole, da impianti di calcestruzzi e da circa 90 mezzi tra camion, escavatori, mezzi agricoli ed automobili di grossa cilindrata. Il provvedimento di sequestro di beni per un valore di 200 milioni di euro è dei giudici del tribunale di Catania, che hanno accolto la richiesta avanzata dalla Direzione investigativa antimafia di Messina. L'indagine in un primo momento è stata coordinata dalla Dda di Messina e poi è stata trasmessa per competenza a quella etnea. Secondo gli investigatori, l'imprenditore al quale sono riconducibili i beni sequestrati, Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni, sarebbe molto vicino alla famiglia mafiosa dei Rampulla di Mistretta (Messina), tanto che in alcune attività commerciali sarebbero pure inseriti come soci occulti. Scinardo è accusato di associazione mafiosa, e gli inquirenti ritengono che in alcune occasioni avrebbe messo a disposizione le sue proprietà per dare rifugio a boss latitanti o per ospitare riunioni di capimafia. Il sequestro fa riferimento a beni non solo intestati a Mario Giuseppe Scinardo, ma anche alla moglie Nellina Letizia Deni, e al fratello Salvatore Scinardo.SCINARDO AVEVA DOCUMENTO RISERVATO DELLA DIADurante la conferenza stampa a Catania, sul sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro all' imprenditore Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni, è stato reso noto che durante una perquisizione è stata trovata copia di una richiesta fatta dalla Dia alla Regione in cui si chiedeva di quali contributi avesse beneficiato l'imprenditore."Questo purtroppo è un fatto certamente inquietante e preoccupante e può essere indicativo della capacità di infiltrazione nelle istituzioni, specie regionali, da parte della mafia", ha affermato il procuratore della Repubblica a Catania Vincenzo D'Agata parlando con i giornalisti che gli chiedevano del ritrovamento del documento. "Non vorrei che su questo punto si anticipassero conclusioni - ha aggiunto - perché certamente quello che emerge è un fatto assolutamente irregolare, in relazione al quale è necessario effettuare degli approfondimenti, che ovviamente saranno diretti ad individuare eventuali profili di rilevanza penale con la conseguente individuazione dei responsabili".Il procuratore della Repubblica di Messina Guido Lo Forte, rispondendo alle domande dei giornalisti, al termine della conferenza stampa, ha detto: "Si tratta di un documento che costituisce oggetto di indagini da parte della Procura di Catania, in relazione al quale non posso dire assolutamente nulla".

giovedì 16 ottobre 2008

LEGALITA': UN'OPERA D'ARTE PER NON DIMENTICARE VIA DEI GEORGOFILI


Studenti fiorentini e della Syracuse insieme per non dimenticare via dei Georgofili.


Sarà realizzata nelle prossime settimane dagli studenti della Syracuse University di Firenze e dagli studenti di cinque licei e istituti d'arte della città, sarà esposta per la prima volta il 19 dicembre nell'ambito della prossima Festa della Legalità organizzata dalla Regione Toscana, ma l'auspicio è che in seguito possa essere collocata in via dei Georgofili per ricordare la strage mafiosa del 1993.
È l'opera d'arte che rappresenta il nuovo importante frutto del lavoro sul terreno della cultura della legalità degli studenti toscani e che è stata presentata presso la sede della Syracuse.
Presente tra gli altri anche il vicepresidente della Regione Toscana Federico Gelli. «Si tratta di un altro straordinario risultato dell'impegno che da anni studenti, insegnanti, associazioni, istituzioni stanno portando avanti nella nostra regione per diffondere e consolidare la cultura della legalità – ha spiegato Gelli – E anche di un nuovo importante traguardo nella collaborazione con la Syracuse, felicemente avviata con la presenza dei ragazzi e delle ragazze americane nei campi di lavoro antimafia della Sicilia".
"Se ce n'era bisogno, un'ulteriore dimostrazione di quanto possa essere importante per tutti noi la presenza delle università americane nella nostra regione. E allo stesso modo, di quante e quali strade, non ultima appunto quella della creatività artistica, possano essere percorse sulla strada dell'impegno per la legalità».

Lotta contro la 'Ndrangheta: arrestato il boss Antonio Pelle, latitante dallo scorso anno


Preso il capo della cosca Pelle-Vottari: è stato intercettato nella Locride, nascosto in un bunker


La polizia ha arrestato il boss della 'ndrangheta Antonio Pelle, 46 anni, latitante dal 2007 e capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca (Reggio Calabria). Pelle è stato bloccato nella Locride, nel corso di un servizio mirato, dal personale della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo della polizia di Stato.
Era nascosto in un bunker, nelle campagne di Ardore, un centro della Locride. La cosca Pelle-Vottari è contrapposta da anni al gruppo Nirta-Strangio nella cosiddetta "faida di San Luca". Scontro che è culminato il giorno di ferragosto del 2007 nella strage di Duisburg, in Germania, con l'uccisione di sei presunti affiliati della cosca Pelle-Vottari. L'operazione che ha portato all'arresto del latitante è stata coordinata dal dirigente della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese.
Il nascondiglio di Pelle, secondo quanto riferito dagli investigatori, era sotterraneo e dotato di ogni confort. Antonio Pelle era latitante dall'agosto del 2007, quando si sottrasse all'arresto nell'ambito dell'operazione Fehida, fatta dalla polizia nell'ambito delle indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg. Secondo gli investigatori, Pelle, comunque, era già irreperibile per sottrarsi ad un'eventuale vendetta da parte della cosca avversaria.

venerdì 19 settembre 2008

MASSACRO NEL CASERTANO, 7 MORTI E UN FERITO


I bossoli trovati a terra sono la conferma, a tarda notte: l'agguato di Baia Verde e la sparatoria di Castelvolturno di ieri sera nel Casertano potrebbero avere la stessa matrice, quella della camorra.Una strage che si conclude con sette morti e un ferito gravissimo. Una sequenza di fatti agghiaccianti: i sicari colpiscono a Baia Verde, uccidono un italiano, Antonio Celiento, 53 anni, ritenuto affiliato al clan degli Schiavone. Venti minuti dopo - ''al secondo goal del Napoli'', riferisce qualcuno dei presenti - poco lontano, al km 43 della Domitiana, si uccide di nuovo: restano a terra tre ghanesi, un liberiano e un cittadino del Togo. Poi stamattina e' morto nell'ospedale di Pozzuoli (Napoli), dove era stato ricoverato in gravissime condizioni, il sesto immigrato di origine africana (un cittadino liberiano).Sul posto vengono trovati 84 bossoli, sono state utilizzate una pistola 9x21 e una mitraglietta 7.62; corrispondono a quelli trovati a Baia Verde, dove il corpo della prima vittima e' stato crivellato con 20 colpi. Il riconoscimento avviene grazie alle persone che accorrono sul posto. Momenti di fortissima tensione: una folla di extracomunitari aggredisce le forze dell'ordine. Calci, pugni, spintoni, si ribalta un cassonetto dell'immondizia, insulti, maledizioni al grido di ''italiani tutti bastardi''. Qualcuno collabora anche, pero': testimoni raccontano alla polizia di aver visto un'auto dotata di lampeggiante, con quattro persone a bordo: i sicari avrebbero indossato dei giubbotti con la scritta carabinieri. In nottata viene ritrovata un'auto bruciata, fra Nola e Villa Literno, quasi irriconoscibile. Obiettivo del commando erano certamente i tre uomini all'interno di un negozio - ''Ob Ob exotic fashions'' c'e' scritto all'ingresso - al civico 1083: rivoli di sangue scorrono fra le macchine da cucire di una piccola sartoria a soqquadro, piena di stoffe e cotone colorato. Restano sotto i colpi anche un giovane a bordo di un'auto - non ha avuto neanche il tempo di levarsi la cintura di sicurezza - e un altro africano freddato a pochi passi dalla vettura. Sul posto arriva il coordinatore della DDa di Napoli Franco Roberti; la firma della camorra, nella terra dei Casalesi, e' praticamente evidente, per gli inquirenti. Cento metri piu' in la' inizia il comune di Napoli: la strage e' avvenuta in un territorio popolato da extracomunitari - per lo piu' nigeriani e ghanesi - che portano avanti una fiorente attivita' di spaccio. Un rifiuto alla camorra, magari di fronte alla pretesa di una tangente supplementare, potrebbe aver innescato l'attrito fra extracomunitari e criminalita' organizzata. Un mese fa c'era stato un primo avvertimento, raccontano gli investigatori: al vicequestore Luigi del Gaudio vengono in mente gli spari contro l'abitazione di un nigeriano conosciuto come Teddy. Tutto quello che e' accaduto fra ieri sera e stanotte, pero', nel Casertano, a molti sembra inedito; la strage di San Gennaro, nella terra di Gomorra, non ha precedenti.

ARRESTATO BOSS PELLE, DECISE STRAGE DI NATALE A S. LUCA


Francesco Pelle, il boss della cosca calabrese ritenuta responsabile della faida che ha portato alle stragi di San Luca e di Duisburg, e' stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri in una clinica di Pavia, dove era ricoverato sotto falso nome. Pelle, 32 anni, detto 'Ciccio Pakistan', era latitante dal 30 agosto dello scorso anno perche' ritenuto il mandante della strage di Natale a San Luca. Nell'agguato, compiuto il 25 dicembre 2006, rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, ritenuto uno dei capi dell'omonima cosca, e tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni, rimasero ferite. Il delitto, secondo l'accusa, fu deciso da Francesco Pelle per vendicare un tentativo di omicidio subito il 31 luglio 2006 nel quale perse l'uso delle gambe. Il boss, per il ricovero alla Fondazione Maugeri, istituto a carattere scientifico ubicato appena fuori la citta', aveva presentato la fotocopia di una carta d'identita' intestata a un uomo di origine calabrese, realmente esistente, e anch'egli paraplegico dopo un incidente stradale. Era ricoverato nel reparto di neuroriabilitazione in una stanza spaziosa, singola con bagno, televisione e un divanetto. Qui lo hanno prelevato i carabinieri, mentre navigava in Rete da un computer portatile: lo hanno accompagnato fuori dalla clinica su una carrozzella e portato nel centro clinico del carcere di Opera (Milano).

mercoledì 4 giugno 2008

ECOMAFIA 2008, 83 REATI AL GIORNO

Ogni giorno 83 reati contro l' ambiente. Maglia nera alla Campania stabile al primo posto nella classifica dell'illegalita' ambientale, seguita dalla Calabria: e' in queste due regioni che si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia. In totale, nel 2007 gli eco-reati sono aumentati del 27,3% rispetto al 2006; il giro d'affari e' di 18,4 miliardi di euro; in aumento gli incendi boschivi dolosi e gli illeciti accertati nei cicli del cemento e dei rifiuti. Sparisce nel nulla una montagna di rifiuti speciali alta poco meno di 2000 metri. Presa d'assalto anche l'agricoltura. Questa la fotografia scattata nel rapporto Ecomafia 2008 di Legambiente presentato a Roma. In particolare Cosa nostra entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti ed emerge la "multifunzionalita'" del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall'agricoltura al racket degli animali. I clan dell'ecomafia salgono a 239 (36 in piu' rispetto allo scorso anno). Da qui la necessita' per Legambiente di rinnovare l'appello "di introdurre i delitti contro l'ambiente nel nostro Codice penale" ha detto il presidente dell'associazione,Vittorio Cogliati Dezza ricordando che ci sono gia' proposte condivise ma che ora serve "volonta' politica e tempo". Ecco il quadro dell'illegalita' contro l'ambiente: ILLECITI: in totale quelli accertati dalle forze dell'ordine nel 2007 sono 30.124, il 27,3% in piu' rispetto al 2006; le persone denunciate 22.069, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati 9.074 (piu' 19% rispetto al 2006);
REGIONI: la Campania occupa stabilmente il primo posto seguita dalla Calabria al terzo posto si trova la Puglia, seguita dal Lazio e dalla Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni e' la Liguria;
RIFIUTI: i reati accertati nel 2007 sono oltre 4800, il 36% dei quali commessi nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Sempre in testa la Campania, dove lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, spesso di provenienza extraregionale, si e' sommato alla catastrofica gestione commissariale di quelli urbani. Un balzo in avanti colloca, invece, il Veneto al 2/o posto (era 6/o lo scorso anno). La Puglia mantiene il 3/o posto e il foggiano si conferma una terra dove si scaricano illegalmente nei terreni agricoli i rifiuti prodotti dal centro nord, scorie spesso spacciate per compost;
FATTURATO: 18,4 miliardi di euro (quasi un quinto del business totale annuo delle mafie) pur contraendosi rispetto all'anno precedente di circa 4,4 miliardi di euro in seguito all'attivita' di prevenzione e repressione;
INCHIESTE: il 2007 detiene il record di inchieste contro i trafficanti di veleni. Grazie all'applicazione dell'art.260 del Codice dell'Ambiente, che introduce il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono 96 le indagini condotte nel 2007 e nei primi due mesi del 2008 (a oggi le inchieste sono 103) e dal gennaio 2002 al marzo 2008 sono state 600 le ordinanze di custodia cautelare emesse, 2.196 le persone denunciate, 520 le aziende coinvolte;
CEMENTO: sul fronte del ciclo illegale del cemento, cresce il numero d'infrazioni accertate dalle forze dell'ordine (7.978, il 13% in piu' rispetto al 2006), quello delle persone denunciate (10.074) e dei sequestri (2.240). Per l'abusivismo edilizio, le stime del Cresme parlano per il 2007 di 28.000 case costruite illegalmente contro le 30.000 del 2006 e le 32.000 del 2005;
INCENDI BOSCHIVI: oltre 10 mila incendi, 225 mila ettari di boschi e foreste andati in fumo, 18 persone uccise dalle fiamme, 7 milioni e mezzo di tonnellate di Co2 rilasciate nell'aria;
AGRICOLTURA: secondo le stime della Confederazione Italiana Agricoltura, il giro d'affari delle cosche nel settore agricolo si attesta sui 15 miliardi di euro, con oltre cento reati al giorno, e un agricoltore su 3 subirebbe gli effetti dell'illegalita';
ARCHEOMAFIA: furti in leggero calo, dai 1212 casi del 2006 ai 1085 del 2007, con una flessione del 10,5%. Il Lazio, con 166 furti subiti, supera il Piemonte, tradizionalmente in testa;
RACKET ANIMALI: stabile il mercato stimato dalla Lav nel 2007 sui 3 miliardi di euro circa, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna esotica e protetta, macellazione clandestina.

Ecomafie, cresce il business contro l'ambiente

Una montagna di rifiuti alta quasi 2 mila metri, con una base di 3 ettari. È quella che sorgerebbe in Italia se si accatastassero tutti i rifiuti scomparsi. O meglio, smaltiti senza che nessuno sappia dove sono finiti. Il Rapporto 2008 sulle Ecomafie pubblicato da Legambiente fotografa un' Italia dove la mondezza è sempre di più uno dei principali business della criminalità organizzata. E non solo in Campania. Napoli e dintorni, come è facile immaginare, mantengono il primato nazionale, ma quello dei rifiuti è un affare che hanno fiutato un pò ovunque.Nel 2007 sono quasi cinque mila i reati accertati per violazione alla normativa sui rifiuti. In Campania, Calabria, Puglia e Sicilia si concentra il 36 per cento delle infrazioni, ma è il Veneto la regione che nell' ultimo anno è passata dal sesto al secondo posto nel ciclo dei rifiuti: si sposta così verso il Nord il baricentro dei traffici, non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali d'Italia, ma anche come sito finale di stoccaggio.A crescere però non è solo il ciclo illegale dei rifiuti, aumentano più in generale i reati contro l' ambiente: scavi, abusivismo edilizio, incendi boschivi e truffe in agricoltura. In totale, si stima che il giro d' affari del 2007 si sia attestato su 18 miliardi e 400 milioni di euro (quasi un quinto del business totale annuo delle mafie), quattro miliardi di euro in più rispetto all' anno precedente.Alla luce di questo quadro inquietante, Legambiente rilancia la proposta di introdurre questo tipo di reati nel Codice penale, «per punire in maniera congrua chi avvelena l' aria che respiriamo, inquina l' acqua, saccheggia il territorio, minaccia la nostra salute, penalizza le imprese pulite».

mercoledì 21 maggio 2008

Commento di Don Luigi Ciotti alla foto pubblicata sullo sgombero dei rom di Ponticelli. Articolo apparso sull' Unità del 16 maggio 2008

Cara signora, ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l'altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un'espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese – reti da materasso a fare da sponda – una scritta: "ferrovecchi".Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa. Conosco il suo popolo, le sue storie. Proprio di recente, nei dintorni di Torino, ho incontrato una vostra comunità: quanta sofferenza, ma anche quanta umanità e dignità in quei volti. Nel nostro paese si parla tanto, da anni ormai, di sicurezza. E' un'esigenza sacrosanta, la sicurezza. Il bisogno di sicurezza ce lo abbiamo tutti, è trasversale, appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo. E' il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo. Per tutelare questo bisogno ogni comunità, anche la vostra, ha deciso di dotarsi di una serie di regole. Ha stabilito dei patti di convivenza, deciso quello che era lecito fare e quello che non era lecito, perché danneggiava questo bene comune nel quale ognuno poteva riconoscersi. Chi trasgrediva la regola veniva punito, a volte con la perdita della libertà. Ma anche quella punizione, la peggiore per un uomo – essendo la libertà il bene più prezioso, e voi da popolo nomade lo sapete bene – doveva servire per reintegrare nella comunità, per riaccogliere. Il segno della civiltà è anche quello di una giustizia che punisce il trasgressore non per vendicarsi ma per accompagnarlo, attraverso la pena, a un cambiamento, a una crescita, a una presa di coscienza.Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando. Sta franando di fronte alle paure della gente. Paure provocate dall'insicurezza economica – che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di volti e storie che l'insicurezza economica la vivono già tragicamente come povertà e sradicamento, e che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore. Cercherò, cara signora, di spiegarmi con un'immagine. E' come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati "di troppo", e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili. La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un'informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così. Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime. Vivo con grande preoccupazione questo stato di cose. La storia ci ha insegnato che dalla legittima persecuzione del reato si può facilmente passare, se viene meno la giustizia e la razionalità, alla criminalizzazione del popolo, della condizione esistenziale, dell'idea: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l'hanno provato sulla loro pelle.Lo ripeto, non si tratta di "giustificare" il crimine, ma di avere il coraggio di riconoscere che chi vive ai margini, senza opportunità, è più incline a commettere reati rispetto a chi invece è integrato. E di non dimenticare quelle forme molto diffuse d'illegalità che non suscitano uguale allarme sociale perché "depenalizzate" nelle coscienze di chi le pratica, frutto di un individualismo insofferente ormai a regole e limiti di sorta. Infine di fare attenzione a tutti gli interessi in gioco: la lotta al crimine, quando scivola nella demagogia e nella semplificazione, in certi territori può trovare sostenitori perfino in esponenti della criminalità organizzata, che distolgono così l'attenzione delle forze dell'ordine e continuano più indisturbati nei loro affari. Vorrei però anche darLe un segno di speranza. Mi creda, sono tante le persone che ogni giorno, nel "sociale", nella politica, nella amministrazione delle città, si sporcano le mani. Tanti i gruppi e le associazioni che con fatica e determinazione cercano di dimostrare che un'altra sicurezza è possibile. Che dove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, per ciò stesso vogliono assumersi doveri e responsabilità, vogliono partecipare da cittadini alla vita comune.La legalità, che è necessaria, deve fondarsi sulla prossimità e sulla giustizia sociale. Chiedere agli altri di rispettare una legge senza averli messi prima in condizione di diventare cittadini, è prendere in giro gli altri e noi stessi. E il ventilato proposito di istituire un "reato d'immigrazione clandestina" nasce proprio da questo mix di cinismo e ipocrisia: invece di limitare la clandestinità la aumenterà, aumentando di conseguenza sofferenza, tendenza a delinquere, paure.Un'ultima cosa vorrei dirLe, cara signora. Mi auguro che questa foto che La ritrae insieme ai Suoi cari possa scuotere almeno un po' le nostre coscienze. Servire a guardarci dentro e chiederci se davvero questa è la direzione in cui vogliamo andare. Stimolare quei sentimenti di attenzione, sollecitudine, immedesimazione, che molti italiani, mi creda – anche per essere stati figli e nipoti di migranti – continuano a nutrire. La abbraccio, dovunque Lei sia in questo momento, con Suo marito e le Sue bambine. E mi permetto di dirLe che lo faccio anche a nome dei tanti che credono e s'impegnano per un mondo più giusto e più umano.

Luigi Ciotti

presidente del Gruppo Abele e di "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie"

domenica 18 maggio 2008

Campi di lavoro e studio sulle terre confiscate alla ‘ndrangheta

Progetto “Campi del Sole”

Campi di lavoro e studio sulle terre confiscate alla ‘ndrangheta

BANDO DI PARTECIPAZIONE RIVOLTO AI GIOVANI DI AREZZO E PROVINCIA

Luglio 2008


L’ARCI – Comitato Territoriale Reggio Calabria - e il Consorzio “Terre del Sole” organizzano, nell’ambito del progetto “Campi del Sole”, un campo di lavoro sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta.

L’esperienza formativo/lavorativa è destinata ai ragazzi ed alle ragazze di età dai 16 ai 30 anni residenti in Toscana e darà loro la possibilità di partecipare attivamente alla vita del Consorzio “Terre del Sole”, che, nel territorio comunale di Melito Porto Salvo Contrada Placanica, gestisce appezzamenti confiscati alla ‘ndrangheta. La partecipazione attiva alla vita del Consorzio “Terra del Sole” determinerà diversi impegni nel corso della giornata. Si spazierà dal lavoro diretto sui terreni, alla partecipazione, ai laboratori ed agli incontri di educazione alla legalità democratica.

Le attività riguarderanno la sistemazione e la messa a dimora delle piantine di ortaggi, la gestione e la sistemazione dell’agrumeto, opere di recinzione del terreno.

Scheda Tecnica:

Date: 30/06/08 – 14/07/08
Luogo: contrada Placanica, Comune di Melito Porto Salvo (RC)
Unità: 16 volontari


Durante il campo di lavoro sono previsti momenti di incontro con strutture che stanno vivendo esperienze similari del Consorzio “ Terre del Sole” ed altri momenti seminariali a cui daranno il proprio contributo numerose personalità del mondo delle istituzioni, della politica, dell’economia.

Saranno organizzate anche alcune visite in luoghi simbolo della ‘ndrangheta a Reggio Calabria e nella sua provincia, che sicuramente forniranno ai ragazzi toscani interessanti spunti di riflessione sulle tematiche connesse alla legalità.

L’esperienza formativa è dedicata all’impegno del movimento calabrese in favore delle lotte per l’affermazione di diritti sociali.

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Sono previsti degli appuntamenti per la selezione dei partecipanti e incontri formativi prima della partenza per i campi. In questi momenti di formazione si affronteranno alcune tematiche di educazione alla legalità, con un’attenzione particolare alla legislazione dei beni confiscati e alcune esperienze significative del loro riutilizzo e del movimento contadino siciliano.

Lo Sportello “Banca Dati” della Regione Toscana fornirà materiale specifico, bibliografie, appendici e approfondimenti.


Il Consorzio “Terre del Sole”

Il Consorzio “Terre del Sole” è composto da sette cooperative sociali, tre di tipo A e quattro di tipo B. Queste cooperative svolgono attività sociali e in particolar modo puntano all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.
Obiettivo prioritario del Consorzio “Terre del Sole” è quello di realizzare una fattoria sociale.


Obiettivi del progetto

L’obiettivo principale è diffondere una cultura fondata sulla legalità e sul senso civico che, possa efficacemente contrapporsi alla cultura del privilegio e del ricatto che contraddistingue i fenomeni mafiosi nel nostro Paese dimostrando che, anche in Calabria, è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla legalità e sul rispetto della persona.
Il protagonismo dei volontari contribuirà alle attività di animazione territoriale fondamentale per il potenziamento delle relazioni e della rete sul territorio.
L’obiettivo principale è quello di promuovere sviluppo associativo dell’Arci nelle comunità locali


Programma delle attività

La giornata tipo sarà suddivisa in 3 sessioni:
· Lavoro nei campi;
· Il territorio, la memoria e l’impegno;
· Animazione territoriale e socialità.


Località Melito Porto Salvo (RC)

Lavoro nei campi

Il terreno è composto complessivamente da dieci ettari di cui tre ettari destinati alla messa in dimora di ortaggi e da due ettari di agrumeto.
Il lavoro agricolo sui campi avverrà durante il mattino e consisterà nella messa a dimora di ortaggi.
Inoltre vi è la presenza di due edifici di cui una villa dove viveva la famiglia Iamonte.

Il territorio, la memoria e l’impegno

Dopo il lavoro agricolo, nel pomeriggio, con i soci della cooperativa si prevedono sessioni di studio ed informazione/formazione sui temi della lotta alla mafia e la partecipazione a laboratori ed incontri di educazione alla legalità, nei quali coniugare riflessioni teoriche e testimonianze significative di resistenza alla mafia nei vari contesti territoriali.

Incontri previsti e programmati con:

Francesco Musolino (Prefetto di Reggio Calabria); Paolo Beni (Presidente Nazionale Arci) Giuseppe Meduri ( presidente Arci Calabria), Giuseppe Fanti (presidente ARCI Comitato Territoriale di Reggio Calabria), Nuccio Quattrone (presidente Lega Coop); On. Maria Grazia Laganà in Fortugno; Avv. Giuseppe Morabito (presidente della Provincia di Reggio Calabria); Santi Giuffrè (Questore di Reggio Calabria); Alestra (Comandante Provinciale dei Carabinieri);dott. Giuseppe Iaria (Sindaco del Comune di Melito Porto Salvo); Magistrati; Docenti Universitari; Operatori Terzo Settore, (……….)Libera

Animazione territoriale e socialità

Sono previste alcune serate che vedranno impegnati i volontari nell’organizzazione della rassegna “Cinema sotto le stelle” nelle piazze principali di Melito Porto Salvo e di piccole feste nei centri giovanili del territorio, con l’obiettivo di socializzare con i giovani del luogo e con la cittadinanza in generale.
E’ prevista inoltre un’escursione con i soci del Consorzio “terre del Sole” in una delle seguenti località: Pentidattilo, Museo Nazionale della Magna Grecia, città di Reggio Calabria, città di Melito porto Salvo, comune di Scilla, comune di Bagnara Calabra, ecc.

Programmazione dei campi di lavoro

periodo
località
Attività agricole
Dal 30/06/2008 al 14/07/2008
Melito Porto Salvo
Coltivazione di ortaggi;
recinzione terreno;
sistemazione vialetti interni.




Condizioni economiche

La quota di adesione, per ogni partecipante, è di € 150, (€10 al giorno) come contributo parte per il vitto, l’alloggio, l’assicurazione contro gli infortuni e per la responsabilità civile verso terzi, la formazione e preparazione preliminare e spese varie, servizi assicurati dagli organizzatori del progetto.
Ogni singola quota, dovrà essere versata 15 giorni prima dell’inizio del campo.

Verranno richiesti contributi economici ad Enti Locali, Associazioni, Organizzazioni Sindacali, Enti vari per sostenere i costi relativi ai trasporti locali, promozione di eventi culturali, incontri con testimonial , valorizzazione del progetto e interventi logistici.
Le spese di viaggio sono a carico del singolo volontario.

La Regione Toscana rimborserà ai volontari le spese di viaggio.

Formazione e preparazione
L’Arci promuoverà prima della partenza tre momenti formativi e di conoscenza in modo che i volontari possano avere le dovute informazioni.
La presenza alle giornate di formazione previste è obbligatoria condiziona l’ammissibilità di partecipazione al campo prescelto

Le iscrizioni
Possono essere effettuate dal 9 aprile fino al 30 maggio 2008 compilando il modulo apposito allegato e inviandolo via e- mail a romizi@arci.it oppure a dpanessa@provincia.arezzo.it .

Per avere ulteriori informazioni contattare:

Francesco Romizi

Tel: 339 8642573 , mail romizi@arci.it

oppure

Donato Panessa
Servizio Politiche Sociali e Giovanili - Provincia di ArezzoTel. 0575.3998216 - Fax 0575.3998226
dpanessa@provincia.arezzo.it .







La validità dell’iscrizione è vincolata alla sottoscrizione del “patto di adesione”.

giovedì 8 maggio 2008

Riciclavano denaro di Cosa Nostra

In manette a Palermo Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlionel 2006 condannati per favoreggiamento ed associazione mafiosa

Riciclavano denaro di Cosa Nostraarrestati imprenditori e banchiere
Disposto il sequestro di conti correnti, beni mobili e 13 milioni di euro in contantiL'accusa: "Hanno occultato denaro ritenuto proveniente da attività illecite"


Arrestati all'alba a Palermo due noti imprenditori ed un alto funzionario di istituto di credito svizzero. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti nel capoluogo siciliano e a Milano e rientrano in una inchiesta della procura palermitana sul riciclaggio che sarebbe stato messo in atto da affiliati alla mafia. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato, e dai sostituti Antonio Ingroia, Fernando Asaro e Domenico Gozzo, che hanno chiesto ed ottenuto dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, i tre provvedimenti cautelari. I provvedimenti cautelari disposti dal gip di Palermo, ed eseguiti dalla Dia, riguardano gli imprenditori Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio, accusati di intestazione fittizia di beni. Secondo la Procura avrebbero investito grosse somme di denaro in fondi all'estero, in particolare in paradisi fiscali, con la complicità di un dirigente di un istituto di credito svizzero, anche lui arrestato stamani. Di quest'ultimo non è stata resa nota l'identità. Francesco e Ignazio Zummo nel 2006 erano stati condannati con il rito abbreviato rispettivamente a cinque e tre anni di reclusione, per favoreggiamento ed associazione mafiosa. Secondo l'accusa i due sarebbero stati prestanome del costruttore palermitano Vincenzo Piazza. Nei loro confronti è ancora in corso un procedimento davanti ai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale. Il gip ha inoltre disposto il sequestro di conti correnti e beni mobili. Gli indagati sono accusati, in particolare, di aver "occultato denaro ritenuto proveniente da attività illecite - come spiegano gli inquirenti - riconducibile agli affari di Cosa nostra". Infine, gli uomini della Dda hanno provveduto al sequestro di 13 milioni di euro, in contanti, depositati su un fondo che era stato aperto presso una banca delle Bahamas, ma anche un'imbarcazione d'altura ed altri beni mobili.

giovedì 17 aprile 2008

Estate 2008: campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafie


Per un'estate all'insegna della solidarietà e della legalità.
Migliaia di volontarie e volontari provenienti da diverse regioni d’Italia e del mondo scelgono ogni anno di fare un’ esperienza di lavoro, di volontariato e di formazione civile prendendo parte ai campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie e gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Segno concreto di una volontà, sempre più diffusa tra i giovani, di voler essere in prima linea e di voler tradurre questo loro impegno in un’azione concreta di solidarietà e di condivisione. L’obiettivo dei campi è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e sul senso civico che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto che contraddistingue i fenomeni mafiosi del nostro Paese dimostrando che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà. In Piemonte, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna i volontari si impegnano, lavorano, si confrontano diventando parte integrante del popolo dell’antimafia.I campi rappresentano un’esperienza estiva che sempre più spesso è solo l’inizio o è già parte di un percorso più ampio che i giovani intraprendono nel cammino della legalità, della consapevolezza e dell’impegno nella lotta alle mafie. I campi vengono suddivisi in diversi momenti: di mattina le attività lavorative per il recupero dei beni confiscati e della loro produttività; insieme agli operatori delle cooperative e delle associazioni si porta avanti la lavorazione dei terreni per contribuire a produrre e successivamente commercializzare prodotti biologici di qualità come pasta, farina, olio, vino, passata di pomodori, marmellata, legumi, e altri prodotti. Accanto al lavoro manuale vengono organizzati dei momenti di formazione e informazione sui temi della legalità, dell’uso sociale dei beni confiscati, delle mafie. La sera infine diventa momento di incontro e confronto tra i volontari e tra i volontari e le comunità locali attraverso iniziative di animazione territoriale e socialità. La giornata del volontario è certamente impegnativa ma, come testimoniato dagli stessi giovani che hanno partecipato negli anni precedenti, segna un momento di crescita e condivisione importante che aiuta a maturare attraverso una presenza concreta, utile ed efficace. Presenza che non è solo un gesto simbolico, ma un tassello in più verso la liberazione dall’ipoteca e dalla sopraffazione che le mafie rappresentano per la cittadinanza e i territori. Essere presenti da tutte le parti d’Italia e anche da tante parti altre nazioni (grazie ai campi internazionali di volontariato) sottolinea con forza l’attenzione di quanti, sempre più, credono nello sviluppo del sistema della gestione de beni confiscati come risorsa per lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio.I campi in programma per l'estate 2008:Calabria, Campania, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia


Per maggiori informazioni contattare l'indirizzo email estateliberi@libera.it o chiamare 06/69770321.

Casentino: settimana della pace e della solidarietà

Anche quest'anno la Comunità Montana del Casentino propone, in collaborazione con tutti i comuni della valle, la Settimana della Pace e della Solidarietà. In sostanza si tratta di un folto calendario di eventi tra concerti, tavole rotonde, approfondimenti che, a partire dal 19 Aprile fino al 1° Maggio, si svolgeranno nelle piazze e negli auditorium dei nostri comuni. Tutto il Casentino, in questo periodo, vestirà i colori dell'arcobaleno per dar voce alla Pace, alla Solidarietà, ai diritti umani, alla vita. I comuni, le scuole, le associazioni di volontariato e ricreative saranno coinvolte per organizzare momenti di spettacolo, convegni, concorsi, incontri sui temi e sui valori della Pace e della vita. Un impegno istituzionale, dunque, nei confronti di questioni di attualità che riguardano il mondo, quindi noi tutti e molto da vicino. Da segnalare il convegno del 26 Aprile a Pratovecchio dal titolo "Clima ed energie: Le colpe ed i rimedi dell'uomo" al quale parteciperà Luca Lombroso esperto di clima ed energia, divulgatore di buone pratiche ambientali; dal 2003 al 2007 il meteorologo televisivo al Talk Show "Che tempo fa" Condotto da Fabio Fazio su Rai 3; il Forum per la Pace del 27 Aprile a Bibbiena che vedrà come ospiti illustri Stefania Limiti (Giornalista, membro del "Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila"), Fulvio Grimaldi (Giornalista, inviato di guerra ed esperto di ecologia, ha lavorato per la BBC di Londra, per TG1 e TG3 RAI, ha scritto per numerosi quotidiani e periodici italiani. Lavora oggi alla produzione di video documentari su crisi internazionali e guerre in corso) e Don Andrea Gallo (Fondatore della Comunità di S. Benedetto al Porto, si è sempre impegnato nel recupero degli emarginati e per la Pace) e le celebrazioni in occasione della Festa del Lavoro a Stia una giornata di festa che inizia con la marcia della pace e si conclude la sera con la serata emergency. A proposito abbiamo sentito l'Assessore alla Cultura della Comunità Montana del Casentino Sandro Sassoli. Assessore qual è lo scopo della manifestazione?Riteniamo indispensabile mantenere vivo , anche nella nostra valle, il dibattito su tematiche che, al contrario di quanto si possa pensare, ci riguardano tutti e queste tematiche sono appunto quelle della pace, della solidarietà, dell' integrazione. E questo, credo, devono farlo le istituzioni e quindi la gente comune. La pace come gli altri valori, si costruiscono dal basso, si fanno partendo da gesti, simboli, segni. Si crea facendo piccoli passi, aggiungendo tessere ad un grande mosaico. Come diceva Gandhi "Non credere alla possibilità di una pace permanente vuol dire non credere alla santità della natura umana". Insomma la pace non è un'utopia.Quest'anno ci sono interessanti tavole rotonde con personaggi e intellettuali importantiSì, abbiamo lavorato affinché alcuni messaggi fossero portati con allegria ma anche con testimonianze illustri penso ai giornalisti Stefania Limiti e Fulvio Grimaldi che porteranno le loro testimonianze nel Forum per la Pace a Don Andrea Gallo sul recupero degli emarginati o a Luca Lombroso che parlerà di cambiamenti climatici nel convegno sul clima e l'ambiente. Sono soddisfatto degli sforzi fatti perché i messaggi che verranno lanciati rimarranno, sono come dei semi. Ringrazio i comuni per l'impegno profuso, i volontari, il mondo della scuola e l'associazionismo casentinese. Assessore un altro progetto di vallata al quale tutti hanno apportato qualcosaLa mia soddisfazione nasce proprio da questo nuovo clima di collaborazione che si è venuto a creare attorno ad alcuni progetti di vallata promossi nel contesto della comunità montana ma costruiti con forze comuni. L'anteprima della Settimana della pace e della solidarietà si terrà il prossimo 19 Aprile da Stia dove alle Ore 9.45 si terrà una cerimonia di commemorazione per l'eccidio 17 partigiani e alle ore 10.30 al Molin di Bucchio si terrà "Come ti racconto la resistenza" un incontro fra musica e testimonianze che si concluderà con il concerto del gruppo "LA CASA DEL VENTO" e l'intervento di Anna Maria Guidi figlia di un sopravvissuto dell'eccidio di Vallucciole.

Alla settimana della pace parteciperemo pure noi di LiberArezzo e ciò rende tutti noi molto orgogliosi.

mercoledì 16 aprile 2008

Riunione Libera Arezzo 18/04/2008

Carissimi\e,

dopo tanto tempo che non ci sentiamo penso sia importante incontrarci; tra l'altro ci sono tante cose di cui discutere e alcune decisioni da prendere.
Propongo di vederci VENERDI' PROSSIMO ( 18 APRILE) ALLE ORE 18.30 PRESSO L'ARCI DI AREZZO, Corso Italia 205 terzo piano.
Con il seguente ODG:

- Settimana della Pace in Casentino, contributo di Libera ( Rossomalpelo, LiberaTerra, Iniziativa con Don Gallo)
- Campi di Lavoro Anti Mafia 2008, di cui vi allego un po' di documentazione
- Iniziativa su legalità e politica
- Iniziativa a Viciomaggio
-Varie ed eventuali

Data l'importanza dell'odg e dato che sono alcune settimane che non ci incontriamo, VI PREGO DI CONFERMARMI O MENO LA VOSTRA PARTECIPAZIONE.

Tanti Saluti,


Francesco Romizi

Riunione Libera Arezzo 18/04/2008

Carissimi\e,

dopo tanto tempo che non ci sentiamo penso sia importante incontrarci; tra l'altro ci sono tante cose di cui discutere e alcune decisioni da prendere.
Propongo di vederci VENERDI' PROSSIMO ( 18 APRILE) ALLE ORE 18.30 PRESSO L'ARCI DI AREZZO, Corso Italia 205 terzo piano.
Con il seguente ODG:

- Settimana della Pace in Casentino, contributo di Libera ( Rossomalpelo, LiberaTerra, Iniziativa con Don Gallo)
- Campi di Lavoro Anti Mafia 2008, di cui vi allego un po' di documentazione
- Iniziativa su legalità e politica
- Iniziativa a Viciomaggio
-Varie ed eventuali

Tanti Saluti,

Francesco Romizi

martedì 8 aprile 2008

MAFIA: AVVOCATO ARRESTATA PER FAVOREGGIAMENTO LATITANTE


Agenti della Squadra mobile di Agrigento hanno arrestato a Palermo un'avvocatessa, Gaetana Maniscalchi, detta Lucia, di 37 anni, perché accusata di favoreggiamento aggravato nei confronti della mafia. La donna è dipendente dell'Ast (Azienda siciliana trasporti), dove ricopre un ruolo dirigenziale. L'arresto rientra nell'inchiesta sui favoreggiatori del boss mafioso latitante Giuseppe Falsone, ritenuto il capo di Cosa nostra ad Agrigento. L'indagine è condotta anche dagli agenti della Squadra mobile di Palermo. Ha portato ad altri due arresti effettuati a Naro, piccolo centro a 16 chilometri da Agrigento. In carcere per associazione mafiosa e favoreggiamento sono finiti Giuseppe Sardino, di 45 anni e il pensionato Vincenzo Vellini, di 75 anni.L'avvocato Maniscalchi è accusata di aver comunicato a Giuseppe Sardino l'esistenza di indagini in corso sul suo conto, nell'ambito delle ricerche sul latitante mafioso Giuseppe Falsone, ricercato dal 1999. I tre provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip Pasqua Seminara, su richiesta dei sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Fernando Asaro e Costantino De Robbio. Secondo gli inquirenti Sardino e Vellini, entrambi arrestati stamani a Naro, avrebbero favorito la latitanza del capomafia agrigentino, ospitandolo anche in alcuni casolari di campagna. La polizia di Stato sta effettuando numerose perquisizioni.
ERA STATA CANDIDATA A SINDACO NARO L'avvocato Gaetana Maniscalchi, 37 anni, arrestata oggi con l'accusa di favoreggiamento aggravato nei confronti della mafia, è stata presidente del consiglio comunale di Naro, un paese in provincia di Agrigento, e candidata a sindaco del centrodestra nelle ultime elezioni amministrative del 2004. La Maniscalchi, sostenuta da Forza Italia e An, era stata sconfitta da Maria Grazia Brandara, esponente dell'Udc. Il legale lavorava inoltre, con un contratto a progetto, nell'ufficio di presidenza dell'Ast, l'Azienda siciliana trasporti.

martedì 25 marzo 2008

Arresto del latitante Gallico: fermati i fratelli. Nel bunker ritrovati documenti rilevanti


Potrebbe portare a nuovi risvolti investigativi l'arresto del latitante Rocco Gallico. Intanto, la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha disposto i fermi di Carmelo e Teresa Gallico, fratelli di Rocco, la cui latitanza dal 2002 si è conclusa oggi con l'arrestato operato dalla polizia di Stato in un bunker ricavato nella villa di famiglia a Palmi, dove il latitante era rientrato per trascorrere la Pasqua con i parenti. L'accusa per i fratelli del latitante è quella di procurata inosservanza di legge. L'arresto di Rocco Gallico, ricercato perchè deve scontare un residuo di pena, in quanto condannato per associazione mafiosa, è stato preceduto da un'intensa attività investigativa diretta dal coordinatore della Direzione distrettuale antimafia, Salvatore Boemi, e dal sostituto procuratore Roberto Placido Di Palma, che è incaricato di seguire le investigazioni sulle cosche criminali della Piana di Gioia Tauro. L'indagine come detto potrebbe portare ulteriori novità nella lotta alla 'ndrangheta, infatti, secondo alcune indiscrezioni trapelate, la polizia di Stato starebbe esaminando alcuni documenti di particolare valore investigativo trovati nell'abitazione dei Gallico. All'inchiesta è stato anche applicato il sostituto procuratore distrettuale Giuseppe Lombardo.

mercoledì 19 marzo 2008

Mafia, il fratello di Graziella Campagna: ''Si faccia giustizia''


Stasera attesa la sentenza per Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera.Parla il fratello Pietro: ''Sono certo della colpevolezza dei due imputati, ma siamo in italia...''. La ragazza fu assassinata 23 anni fa a soli 17 anni perché aveva scoperto l'identità di due boss latitanti.
"Speriamo che si faccia finalmente giustizia...". Lo ha detto all'ADNKRONOS Pietro Campagna, fratello di Graziella Campagna(nella foto), la ragazza uccisa a Messina dopo avere scoperto l'identità di due boss, in attesa della sentenza prevista per questa sera. "Sono certo della colpevolezza dei due imputati - ha detto ancora - ma siccome siamo in Italia mi aspetto di tutto. Io, però, con tutta la mia famiglia, spero che si faccia davvero giustizia"Il processo si celebra a distanza di 23 anni dall'omicidio della commessa diciassettenne di Saponara (Messina), uccisa perché aveva scoperto l'identità di due boss latitanti. I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Messina si sono ritirati nel pomeriggio in camera di consiglio per emettere la sentenza. Il pg della Corte d'Appello di Messina Marcello Minasi, poco meno di un mese fa, aveva chiesto alla Corte la conferma della condanna all'ergastolo per i due uomini accusati di essere gli autori del feroce delitto. Sul banco degli imputati Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera. Secondo l'accusa, i due, che nel 1985 erano latitanti, avrebbero dimenticato in un vestito portato nella lavenderia dove lavorava la ragazza un'agendina che conteneva nomi compromettenti, che facevano emergere la loro vera identità. Quattro anni ciascuno di reclusione sono stati chiesti, invece, per la titolare della lavanderia dove lavorava Graziella, Franca Federico, e per la collega della 17enne uccisa, Agata Cannistrà. Entrambe sono accusate di favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato un'associazione mafiosa. Proprio una settimana fa la storia di Graziella Campagna è stata raccontata dalla fiction 'La vita rubata', interpretata da Beppe Fiorello nel ruolo del fratello di Graziella, Pietro Campagna, che fin dalla morte della giovane ha sempre tentato di trovare gli assassini della sorella.

lunedì 17 marzo 2008

Il maresciallo fu il vice del capitano «Ultimo». Arrestato anche un poliziotto

Arresti domiciliari per il maresciallo dei carabinieri denominato "Arciere" che faceva parte della squadra del capitano "Ultimo" che arresto Totò Riina, e che è ora indagato dalla procura di Torino in un’inchiesta sul furto di opere d’arte e arredi nella palazzina di Stupinigi nel 2004. La misura, eseguita questa mattina, è stata emessa in relazione a quest’ultima indagine, nella quale si ipotizza che qualcuno possa aver lucrato sulla restituzione del bottino, valutato in circa dieci milioni di euro e per il quale l’Ordine Mauriziano aveva stanziato e pagato 250 mila euro destinati a chi avesse fornito un aiuto per recuperare la refurtiva. Il tesoro di Stupinigi fu ritrovato circa un anno più tardi in un campo a Villastellone, in provincia di Torino, e nell’estate scorsa una quindicina di persone di etnia nomade sinti vennero arrestate con l’accusa di essere gli autori del colpo. Nelle settimane scorse, avendo saputo di essere indagato, "Arciere" aveva deciso di restituire al Presidente della Repubblica la medaglia ricevuta per l’operazione che portò all’arresto di Riina, ai polsi del quale proprio "Arciere", che venne successivamente trasferito in Piemonte, strinse le manette.Arrestato anche un poliziottoOltre che per il carabiniere conosciuto come «Arciere», il maresciallo capo Riccardo Ravera, 43 anni, all’epoca dei fatti in servizio al nucleo tutela patrimonio artistico di Torino, l’ordine di custodia cautelare riguarda anche Giuseppe Cavuoti, 46 anni, vicesovrindente della polizia stradale in servizio alla sottosezione di Saluzzo (Cuneo), il quale è finito in carcere. Per entrambi l’accusa è di concorso in estorsione e in falso. Per arrivare al recupero della refurtiva, Ravera e Cavuoti fecero in modo che alcuni nomadi sinti - legati agli autori del furto - ricevessero dall’Ordine Mauriziano (proprietario della Palazzina) 250 mila euro. A materiale recuperato, non indagarono per cercare i colpevoli del furto, che pure aveva destato clamore in tutto il mondo per la sua entità.

Palermo: estorsori arrestati, in manette mebri clan Lo Piccolo

Nell'ambito dell'operazione 'Addio Pizzo 2', coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo, sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile di Palermo esponenti del clan 'Lo Piccolò. I 21 provvedimenti di custodia cautelare in carcere sono stati resi possibili, oltre che dalle testimonianze dei taglieggiati, anche dai 'pizzinìritrovati nella villa di Giardinello dove sono stati arrestati il 5 novembre scorso Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Sono stati individuati anche esecutori e organizzatori del grave attentato incendiario nel quale fu devastato, nel luglio 2007, il capannone dell'imprenditore Rodolfo Guajana, che denunciò subito il gesto degli estortori.

sabato 15 marzo 2008

Mafia: giornata memoria, Don ciotti, insieme per cambiamento


"Il cambiamento necessario per la lotta alla mafia ha bisogno del 'noi', del lavorare tutti per prendersi cura delle fragilità che sono intorno a noi e segnare percorsi nuovi".
Lo ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, che oggi a Bari ha presentato la XIII giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di mafia, che si svolgerà domani in città alla presenza, tra gli altri, del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e del ministro degli esteri, Massimo D'Alema. Parlando dello sforzo comune necessario per realizzare davvero la lotta alla mafia, don Ciotti si è rivolto agli imprenditori: "siate portatori sani di legalità dentro le vostre aziende - ha detto - per essere costruttori di opportunità per le persone: è questa l'economia sana, la scelta che possiamo fare insieme". "Saranno qui a Bari centinaia di famigliari delle vittime di mafia ma anche di coloro che hanno perso la vita in altre forme di violenza - ha detto ancora - provenienti da tutta Italia e che hanno trovato la forza di uscire dal dolore e rimettersi in gioco, diventare punto di riferimento della grande rete di Libera". "Insieme a loro - ha proseguito - ci saranno ragazzi di 30 nazioni dell'Unione Europea e non, perché la risposta alla globalizzazione del crimine è la globalizzazione di chi lo combatte".(

Cento passi verso il 15 marzo: "Palermo ricorda Eddie Cosina"


Il 14 Marzo 2008 alle ore 9.30 la famiglia di Eddie Cosina, vittima di mafia friulana, incontrerà insieme ad una scolaresca di Trieste della Scuola Media "Stuparich" gli allievi della Scuola Media "Cesareo" di Palermo.L'iniziativa, in ricordo del sacrificio del poliziotto di Muggia (Trieste) ucciso insieme al magistrato Paolo Borsellino nel 1992, è organizzata da Libera Palermo e da Libera Friuli Venezia Giulia nell'aula magna dell'istituto posto nella borgata "Guadagna", il quartiere che ha dato i natali al pentito Scarantino che confessato di aver partecipato in prima persona alla strage di Via D'Amelio.L'incontro, a poche ore dalla partenza dei pulman da Palermo per Bari, si inserisce nella programmazione dei "Centopassi verso la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime di mafia" e rappresenta un momento di confronto, da Nord a Sud, sull'importanza del ricordo delle vittime innocenti della violenza di mafiosa per la costruzione di una società più giusta e libera.

Mafia: giornata memoria, Don ciotti, insieme per cambiamento


"Il cambiamento necessario per la lotta alla mafia ha bisogno del 'noi', del lavorare tutti per prendersi cura delle fragilità che sono intorno a noi e segnare percorsi nuovi". Lo ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, che oggi a Bari ha presentato la XIII giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di mafia, che si svolgerà domani in città alla presenza, tra gli altri, del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e del ministro degli esteri, Massimo D'Alema. Parlando dello sforzo comune necessario per realizzare davvero la lotta alla mafia, don Ciotti si è rivolto agli imprenditori: "siate portatori sani di legalità dentro le vostre aziende - ha detto - per essere costruttori di opportunità per le persone: è questa l'economia sana, la scelta che possiamo fare insieme". "Saranno qui a Bari centinaia di famigliari delle vittime di mafia ma anche di coloro che hanno perso la vita in altre forme di violenza - ha detto ancora - provenienti da tutta Italia e che hanno trovato la forza di uscire dal dolore e rimettersi in gioco, diventare punto di riferimento della grande rete di Libera". "Insieme a loro - ha proseguito - ci saranno ragazzi di 30 nazioni dell'Unione Europea e non, perché la risposta alla globalizzazione del crimine è la globalizzazione di chi lo combatte".

giovedì 13 marzo 2008

E' TROPPO GRASSO PER LA CELLA


Curioso episodio quello che vede protagonista un presunto mafioso. Il tribunale del Riesame di Palermo ha disposto la scarcerazione per il 36enne Salvatore Ferranti a causa della sua obesità.
L’uomo, indagato per associazione mafiosa ad uno dei clan fedeli ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, pesa 210 chili, e per questo i suoi avvocati Raffaele Bonsignore e Giuseppe Giambanco hanno chiesto ed ottenuto dal tribunale la sua liberazione e la commutazione della pena detentiva in arresti domiciliari. La Procura, che aveva espresso parere contrario, non ha però fatto appello e la decisione non è più impugnabile in Cassazione. I giudici hanno deciso di concedergli il beneficio perchè nessuna delle strutture in cui era stato rinchiuso era in grado di assicurargli un trattamento che tutelasse e rispettasse la sua dignità umana. In uno dei carceri dove è stato detenuto non c’era una bilancia su cui pesarlo, in un’altra non riusciva a passare dalla porta, in un’altra ancora la sua presenza aveva obbligato la direzione ad assegnargli un agente di polizia penitenziaria che doveva occuparsi, notte e giorno, di aiutare Ferranti nelle sue necessità giornaliere, fisiologiche e di movimento. Non è la prima volta che l'obesità apre le celle a un detenuto: due anni fa Aristide Angelillo, 42 anni, napoletano, che pesava ben 270 chili, era stato rimesso in libertà. Nove mesi prima, nel carcere di Parma, era morto un 32enne che pesava 260 chili. Secondo i giudici del Riesame “le condizioni di salute di Ferranti non hanno trovato una degna sistemazione che abbia reso compatibile con la detenzione la grave obesità da cui l'indagato è affetto”.

martedì 11 marzo 2008

Il programma del 15 marzo a Bari


XIII giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie
La XIII Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da Libera in collaborazione con Avviso Pubblico si svolgerà il 15 marzo 2008 a Bari (data anticipata di una settimana rispetto al tradizionale e ufficiale 21 marzo, coincidente con il prossimo venerdì santo). La giornata con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia e della Città di Bari ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie – su quelle pugliesi, circa quaranta, è calato il silenzio - e rinnova in nome di quelle vittime l’impegno di contrasto alla criminalità organizzata. La Giornata della Memoria e dell’Impegno è dedicata a tutte le vittime, proprio tutte.
Dai nomi più famosi a quei semplici cittadini, magistrati, giornalisti, operatori delle forze dell’ordine, imprenditori, sindacalisti, sacerdoti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere. Il programma delle giornate:Venerdì - 14 marzo 2008Ore 11.00 Conferenza stampa di presentazione convenzione Libera Terra e Unipol presso il Comune di BariSaranno presenti Luigi Ciotti e Pierluigi Stefanini (Presidente Unipol)ore 11.00 Assemblea di Avviso Pubblico a Bitontoore 14.00 presso la Fiera del Levante di Bari assemblea di chiusura di FLARE (Freedom Legality And Rights in Europe)ore 16.00 Incontro dei familiari delle vittime con le delegazioni internazionali del programma FLARE, con le scuole e le istituzioni.ore 18.00 Veglia di preghiera in Cattedrale in ricordo delle vittime delle mafieore 21.00 Fiera del Levante Bari “Poliziotta per amore”Monologo teatrale scritto da Nando Dalla Chiesa e interpretato da Beatrice LuzziSabato - 15 marzo 2008ore 9.00 Raduno dei partecipanti a Punta Perottiore 10.00 Inizio del corteo con la lettura dei nomi delle vittimeore 12.00 Arrivo del corteo in Piazza della Libertà. Saluti dei familiari e delle autoritàore 15.00 - 17.30Workshop• “Minori e mafie”• “I ragazzi d’Italia si incontrano”• “L’Europa contro le mafie”• “Mafie e corruzione: strumenti di prevenzione e contrasto nelle pubbliche amministrazioni”ore 18.00 Concerto finale e partenza dei partecipanti15 marzo - animazione delle piazze nel pomeriggioPiazza del FerrareseSpettacolo “Moda Nostra” di Casa Comune Area Teatro (di Augusta) Animazione a curade La Farandula (di Bari)Piazza della LibertàAnimazione di strada e giocoleria del presidio Peppino Impastato - MoncalieriGruppo percussioni del Senegal del presidio Rita Atria - ChieriPiazza Garibaldi ore 14.30Spettacolo “Speranze” su Peppino Impastato del Presidio Harry Loman - Torinoore 16.30Spettacolo di Alessandro Langiu “Crack’s Epoc”.

Romizi, Libera: "Soddisfazione per il conferimento della cittadinanza onoraria a Crocetta"


Dichiarazione di Francesco Romizi , Responsabile di Libera Arezzo
Intendo salutare e ringraziare pubblicamente, a nome dell'Associazione Libera Arezzo, il Sindaco di Bucine Sauro Testi e tutta l'amministrazione comunale per il conferimento a Rosario Crocetta, Sindaco di Gela, della cittadinanza onoraria.Tale conferimento avverrà domani pomeriggio presso il Consiglio Comunale di Bucine e sarà dato per l' impegno di Rosario in favore della legalità e della trasparenza; per aver contribuito, in maniera chiara ed inequivocabile, a sensibilizzare l'opinione pubblica e la politica, non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale, alla lotta a Cosa Nostra e al racket; per il suo impegno in favore dell'affermazione piena dei diritti civili e della laicità dello Stato.
Rosario Crocetta è un grande amico dell'associazione Libera e assieme a noi, anche in Provincia di Arezzo, ha contribuito a numerose iniziative e a numerosi appuntamenti volti alla promozione della cultura della legalità democratica. Siamo orgogliosi di sapere che Rosario presto sarà cittadino onorario di una città della nostra Provincia; nella speranza che possa continuare la sua battaglia in Sicilia e in Italia.

Otto anni per scrivere una sentenza, boss liberi

IL CASO. Gela, il giudice che li ha condannati:"Adesso non ho tempo". Inutili i richiami del Csm.


Due mafiosi condannati otto anni fa a 24 anni di reclusione ciascuno, la moglie del boss Piddu Madonia condannata a 8 anni di reclusione e altri quattro favoreggiatori di Cosa nostra condannati a pene minori, sono liberi da 6 anni perché il giudice che emise la sentenza, Edi Pinatto non ne ha ancora scritto le motivazioni. È un record, s'intende negativo, della giustizia italiana che ancora oggi rimane tale e che fa gridare allo scandalo il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, che si è rivolto al ministero della Giustizia: "Non si può - dice - consentire che in uno Stato democratico basato sul diritto, lo Stato condanni ed un magistrato, a distanza di quasi otto anni non depositi una sentenza per cui un intero clan mafioso è in libertà e gira tranquillo per la mia città". Edi Pinatto, 42 anni, da sette, da quando ha lasciato Gela, è pubblico ministero alla procura di Milano. La sua stanza è al quinto piano, la numero 512 e lui è quasi sempre presente, non si è mai assentato eppure, nonostante siano trascorsi esattamente 7 anni, 8 mesi e 18 giorni, non è riuscito a scrivere le motivazioni di quella condanna. "Perché vuole sapere di questa sentenza? Io non posso parlare di cose di lavoro con i giornalisti", è la sua prima reazione. E quando obiettiamo che non si tratta di rivelare segreti relativi ad inchieste in corso e che chiediamo di sapere perché tanto ritardo, Pinatto abbassa il volume della radio che trasmette brani di musica jazz e risponde serafico: "Guardi, io non posso proprio dire nulla, se vuole ne parliamo dopo, quando finirò di scrivere la sentenza". Ma intanto sa che quei due mafiosi condannati, così come la moglie del boss Piddu Madonia, sono liberi? "Sì lo so, ma non è la prima volta, non sono il solo a metterci tanto tempo. Le scriverò fra alcuni mesi, appena smaltirò questi fascicoli che lei vede sul mio tavolo, e solo allora potremmo parlarne. Adesso mi lasci lavorare". La storia di questo processo, uno dei più lunghi della storia giudiziaria italiana, comincia nel dicembre del 1998, quando i carabinieri del Ros arrestano una cinquantina di mafiosi in tutta la Sicilia, tutti favoreggiatori e uomini di Bernardo Provenzano. Tra questi Giuseppe Lombardo, Carmelo Barbieri, Maria Stella Madonia e Giovanna Santoro, rispettivamente sorella e moglie del boss della Cupola, Piddu Madonia da anni in carcere dove sta scontando una serie di ergastoli. Il troncone nisseno, per competenza, passa al tribunale di Gela ed Edi Pinatto presiede la sezione che processerà i quattro imputati eccellenti, considerati esponenti di primo piano di Cosa nostra. Il 22 maggio del 2000, in tempi brevissimi, arriva la sentenza di primo grado. Edi Pinatto condanna Lombardo e Barbieri a 24 anni di reclusione ciascuno, Maria Stella Madonia a 10, Giovanna Santoro ad 8 ed altri a pene minori. Il magistrato avrebbe dovuto pubblicare i motivi della sentenza tre mesi dopo il pronunciamento. Non lo ha ancora fatto. Così nel 2002 tutti i condannati sono stati scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare. Pinatto nel frattempo aveva ottenuto il trasferimento dal Tribunale di Gela alla procura di Milano dove attualmente lavora. Ma anche a Milano Edi Pinatto si è fatto la fama di "giudice lento" tanto da essere stato sollecitato dal capo del suo ufficio che gli ha contestato, per iscritto, il suo "basso rendimento" nelle inchieste milanesi di cui è titolare. Il presidente del Tribunale di Gela, Raimondo Genco ha segnalato da tempo la vicenda della sentenza fantasma al Csm ed al ministero della Giustizia. Convocato dal Csm nel giugno del 2004, Pinatto tentò di giustificarsi in qualche modo: "È certamente un caso scandaloso - ammise - ma non è il solo, ve ne sono altri". In quell'occasione Pinatto venne "condannato" dal Csm a due anni di perdita di anzianità. Ma delle motivazioni, anche in seguito, nessuna traccia. Due anni dopo venne nuovamente convocato per lo stesso motivo. "La pervicacia dell'omissione dell'incolpato - disse il rappresentante dell'accusa al Csm - è anche denegata giustizia" e una "stasi incredibile". L'accusa chiese alla sezione disciplinare del Csm di erogare la massima sanzione prima della rimozione, ma Pinatto se la cavò con altri due mesi di perdita di anzianità. Tutti i suoi colleghi pensavano che avrebbe provveduto, invece tutto è fermo, come otto anni fa. E i mafiosi? "Stanno qua, girano tranquilli per la città e - dice un investigatore di Gela - continuano a fare i mafiosi".

Tv, dopo polemiche e due rinvii ieri sera è andata in onda la fiction sul caso Campagna


Su RaiUno "La vita rubata", con Beppe FiorelloStoria di una ragazza innocente uccisa dalla mafia
Pietro Campagna con Beppe Fiorello
Dice Pietro Campagna, con gli occhi lucidi: "Questo film farà venire una coscienza anche ai mafiosi". Dopo un appello al presidente della Repubblica Napolitano, due rinvii, e un terzo chiesto dai magistrati di Messina, arriva lunedì su RaiUno La vita rubata di Graziano Diana, il film con Beppe Fiorello che ricostruisce la storia di Graziella Campagna, uccisa dalla mafia il 12 dicembre 1985. Aveva 17 anni, lavorava in una lavanderia: due clienti si presentano come l'ingegner Cannata e il geometra Lombardo, di Palermo. In realtà sono Gerlando Alberti junior (nipote di Gerlando Alberti senior, 'u paccarè, il furbo, braccio destro di Pippo Calò) e Giovanni Sutera, latitanti mafiosi. Da anni abitano in una villetta a Villafranca Tirrena, a due passi dalla caserma dei carabinieri. Graziella trova in una giacca documenti, forse un'agendina; segnerà la sua fine. La sera del 12 dicembre non sale sulla corriera che la riporta a casa. Due giorni dopo, il cadavere viene trovato a Forte Campone, uccisa con cinque colpi di lupara. Il fratello Pietro Campagna è carabiniere, non si è mai arreso, nonostante i depistaggi, l'indifferenza: sono passati 23 anni e il processo d'appello contro Alberti jr. e Sutera condannati in primo grado a trent'anni, ma poi scarcerati per decorrenza termini, si sta svolgendo a Messina: per il 18 è prevista la sentenza. "L'omicidio di Graziella è una bestemmia" dice Graziano Diana "Prima di scrivere il film, ho fatto un viaggio in Sicilia per conoscere Pietro e sono stato con lui a Forte Campone. Lì ho capito che questa storia andava raccontata".


Del caso si occupa Chi l'ha visto?, poi Carlo Lucarelli; l'avvocato Fabio Repici è al fianco della famiglia. Ora il film (interpretato da Larissa Volpentesta nel ruolo di Graziella, Guia Jelo, Federica De Cola, Carlo Mazzarella) andrà in onda: "Non mi sembra vero" dice Pietro Campagna "La prima volta che è stato sospeso, mia madre mi ha detto: "Anche col film se la sono presa, che gli ha fatto di male questa bambina?". Volevano che la storia rimanesse sepolta. Due giorni fa i magistrati di Messina hanno inviato una lettera per rimandare il film ma in questi anni non hanno mai puntato il dito contro gli insabbiamenti. Se c'è stato un primo processo dobbiamo ringraziare Chi l'ha visto?". Per il consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo "la Rai ha fatto davvero servizio pubblico. È sbagliato pensare che un film o un'inchiesta possano influenzare giudizi in corso. Il film mostra una realtà che questo Paese ha voluto spesso dimenticare". Beppe Fiorello ha seguito Pietro come un'ombra: "Vorrei avere la sua forza. La vita rubata è la storia d'amore di una famiglia unita. Le riprese si sono svolte anche a Letojanni, dove vive mia madre, abbiamo girato a pochi metri dal cimitero dove riposa papà... Un succedersi di emozioni. La vita rubata è un omaggio a Graziella, al coraggio di Pietro e dei siciliani che non ci stanno più a essere considerati omertosi e mafiosi".

lunedì 10 marzo 2008

IL Sindaco di Gela Rosario Crocetta il 12 marzo diventerà cittadino onorario di Bucine

Il comune di Bucine, comunica che il giorno MERCOLEDI 12 MARZO alle ore18.00 nella seduta del


Consiglio Comunale aperto sarà conferita laCittadinanza Onoraria della Città di Bucine a


ROSARIO CROCETTA SINDACO DI GELA

per il suo impegno in favore della legalità e della trasparenza;per aver contribuito, in maniera chiara ed inequivocabile, asensibilizzare l'opinione pubblica e la politica, non solo a livelloregionale ma anche a livello nazionale, alla lotta a Cosa Nostra e alracket; per il suo impegno in favore dell'affermazione piena dei diritti civili e della laicità dello stato.

domenica 9 marzo 2008

Rifiuti: benvenuti all'inferno


La presenza in Campania di oltre 2.500 discariche, presenti da decenni, zeppe di rifiuti tossici industriali d’ogni genere evidenziano il dramma che gli abitanti di questa terra vivono e che assume sempre più le sembianze di una vera e propria apocalisse. Discariche su tutto il territorio, in particolare nelle zone della Terra dei Fuochi, nei comuni di Giugliano in Campania, Qualiano, Villaricca e del Triangolo della Morte, in quelli di Acerra, Marigliano, Nola, dove sono confluiti, grazie ad accordi intercorsi tra imprenditori senza scrupoli ed emissari della camorra, i rifiuti industriali del nord Italia. La regione trasformata, grazie alla compiacenza di una classe politica ed amministrativa, nazionale ed autoctona, inadempiente, incapace, a volte corrotta e collusa, nella più grande pattumiera a cielo aperto del sud Europa. Questo è l’aspetto più spinoso da affrontare sul territorio, i cumuli di monnezza e le tonnellate di metri cubi di percolato nerastro e velenoso che hanno infiltrato la falda acquifera risultano, ironia della sorte, essere un problema di secondo piano a fronte dello sversamento per anni sul terreno, nei fiumi, nei tombini aperti col piede di porco e quindi nelle fogne, nei campi di tonnellate di amianto, cobalto, alluminio, arsenico, milioni di quintali di sostanze tossiche e proibite. Le bonifiche, promesse e mai avvenute ed il passare del tempo hanno devastato, collassandolo, un territorio di pregiatissimo valore agricolo che prima viveva di primizie, di falanghina e turismo e sfiancato le popolazioni costrette a fare i conti con la diossina, i metalli pesanti, i fenoli e i pcb, con conseguenze imprevedibili e disastrose per loro la salute. Poche, ma autorevoli voci hanno denunciato con forza questo pericolo. Una di queste è quella del dott.Antonio Marfella, medico napoletano che esercita la sua professione presso l’istituto napoletano per i tumori Pascale. Il dott.Marfella, si è interessato dei pericoli derivanti dall’elevata percentuale di presenza nell’aria, ma anche negli alimenti, della diossina, sostanza che svolge un ruolo non secondario nell’insorgere di varie patologie: disturbi endocrini, disfunzioni del metabolismo, endometriosi, fino all’Alzheimer e al cancro. Per dare corpo e consistenza alla sua denuncia, il dottor Marfella si è sottoposto, a sue spese, ai test che rilevano i livelli di diossina nel corpo umano. Si è dunque rivolto al Consorzio Interuniversi-tario Nazionale La Chimica per l’Ambiente, che ha sede a Porto Marghera, e, per le controanalisi, ai Pacific Rim Laboratories, in Canada. Gli strumenti hanno riscontrato 74 pico-grammi di diossina per grammo, oltre 7 volte il livello base di riferimento in città industriali, che è di 10 pico-grammi per grammo. Per dare un’idea precisa del fenomeno ed una valida proporzione comparativa, basta ricordare i numeri della sciagura di Seveso. Il territorio fu suddiviso in due zone: la zona “A”, molto contaminata, e la zona “B”, poco contaminata. In zona “B” fu misurata una concentrazione massima di 39 pico-grammi, in zona “A” furono raggiunti e spesso superati i 50 pico-grammi, sempre per grammo di terreno. Al Dottor Marfella, come detto, sono stati rilevati 74 pico-grammi di diossina per grammo. Ed il dato sconvolgente di questa preoccupante situazione è quello che risalta nei valori delle analisi del dott. Marfella, che vive e lavora nel centro storico della città di Napoli. Questi valori risultano ben più alti rispetto a quelli che gli stessi laboratori hanno riscontrato negli organismi di Giampiero Angeli, che risiede a Castelvolturno, in pieno litorale Domitio, a mezzo chilometro dal luogo in cui, come numerose inchiesta hanno nel tempo accertato, sono stati illegalmente sversati e sepolti i fanghi tossici provenienti dagli impianti industriali di Porto Marghera e di Mario Cannavacciuolo, di Acerra, zona avvelenata dagli sversamenti abusivi di diossina effettuati dalla Pellini e dagli scarichi incontrollati della Enichem. Agli altri due uomini cavia che si sono sottoposti all’indagine, sono stati riscontrati 45 pico-grammi per grammo nel primo caso, 47 pico-grammi nel secondo caso. Gli esperti della Protezione Civile suddivisero I comuni campani per classi di rischio e la città di Napoli fu inserita nella fascia ad allarme meno elevato per l’evidente motivo che chi vive in città, non coabita con discariche illegali, come chi risieda ad Acerra, a Giugliano, a Villaricca o a Castelvolturno. Come si spiega, quindi, l’apparente contraddizione che si evidenzia dai risultati delle analisi?E’ lo stesso Marfella che fa chiarezza: “Stiamo parlando di una sostanza liposolubile e persistente, assunta per il 90% tramite la catena alimentare. Napoli si approvvigiona di frutta e verdura esattamente in quelle zone, un tempo agricole, prescelte dalle ecomafie per sversare i rifiuti o dove sono state aperte discariche legali e mal gestite”. E ancora: “Che la diossina ci arrivi direttamente in tavola, lo si poteva immaginare. Le mie analisi non fanno che dare sostegno a questa ipotesi”. “Urgono - conclude - interventi radicali”, in quanto “l’emergenza non è ormai solo di chi vive ad un passo dagli sversatoi, ma anche di chi consuma i prodotti coltivati nei campi limitrofi alle discariche illegali, a quelle mai bonificate e a quelle utilizzate dalle ecomafie”.Emblematico e preoccupante rilevare che, a tutt’oggi, non un solo laboratorio è presente sul territorio per testare la diossina nell’ambiente e nell’uomo.

AGRORINASCE AFFIDA ALLA FACOLTÀ DI ARCHITETTURA DI AVERSA LA PROGETTAZIONE DEL RECUPERO DELLA VILLA CONFISCATA A WALTER SCHIAVONE



La villa confiscata al boss Walter Schiavone

Agrorinasce e la Facoltà di Architettura di Aversa iniziano un importante rapporto di collaborazione per il recupero ad un uso sociale della villa confiscata al boss camorrista Walter Schiavone, destinata a diventare sede del “Centro Sportivo riabilitativo e per disabili”: alla Facoltà di Architettura, attraverso il Dipartimento Cultura del Progetto, è stata affidata la progettazione esecutiva e la direzione dei lavori di recupero della villa.«Si tratta di un accordo molto importante per tutto il territorio – afferma il direttore generale Giovanni Allucci – che è stato possibile grazie al finanziamento concesso dalla Regione Campania, Assessorato allo Sport, Turismo e Tempo Libero. È un accordo che permette di raggiungere un duplice obiettivo: concretizzare in tempi relativamente rapidi la realizzazione di una importante struttura sociale, utile a tutta l'area aversana, ed, allo stesso tempo, sensibilizzare l'opinione pubblica, in particolare i giovani dell'area, e le Amministrazioni Comunali sul recupero sociale dei beni confiscati alla camorra». Un forte impegno attende Agrorinasce e la Facoltà di Architettura, anche in considerazione sia dei notevoli danni che presenta la struttura, sia delle stesse dimensioni della villa confiscata, che sorge su un'area di 3.400 mq circa, con un immobile di tre livelli per complessivi 850 mq ed una piccola piscina esterna

FINANZIATA DALLA REGIONE CAMPANIA LA “CASA DON DIANA” IN UN BENE CONFISCATOALLA CAMORRA A CASAL DI PRINCIPE

La villa confiscata al boss Egidio Coppola

La Regione Campania finanzia il progetto presentato dal Comune di Casal di Principe, Agrorinasce e ASL CE2 della “Casa Don Diana: Centro di Pronta e temporanea accoglienza per i minori in affido” in una villa confiscata alla camorra in Casal di Principe che faceva riferimento al patrimonio di Egidio Coppola.«È un sogno che diventa realtà – afferma il direttore generale di Agrorinasce Giovanni Allucci – Per il decennale della morte di Don Peppe Diana avevamo predisposto questo progetto insieme all'Amministrazione Comunale di Casal di Principe, con il contributo dell'ASL CE2 e con il consenso di tutti i Comuni soci di Agrorinasce, pensando proprio a Don Peppe ed al suo impegno a favore dei minori e della legalità. Questo progetto è il risultato di straordinaria sinergia tra Agrorinasce, Amministrazione Comunale di Casal di Principe e ASL CE2. La Regione Campania e l'Assessora Incostante hanno creduto in pieno alla validità della nostra proposta».Il progetto, per un importo pari a 200.000,00 euro, è stato finanziato grazie ai fondi della legge regionale sui beni confiscati, gestito dall'Assessorato agli enti locali ed alla sicurezza urbana dell'Assessora Maria Fortuna Incostante. «Ogni anno - sottolinea il direttore Allucci - ben 350 bambini nella sola area aversana, che vivono un disagio familiare e sono in attesa di una famiglia per un affido temporaneo, hanno bisogno di tale struttura sociale. Le caratteristiche infrastrutturali del futuro Centro per i minori sono state definite di concerto con l'ASL CE2». «Ma in questo momento – conclude il direttore Allucci – il nostro pensiero va innanzitutto ai familiari di Don Peppe, alla Diocesi di Casale ed a tutte le persone che hanno creduto in lui e che in quest'ultimo anno hanno lavorato e partecipato al decennale della Sua scomparsa. Non vediamo l'ora di poter avviare i lavori ed inaugurare al più presto la struttura, ciò costituirà il nostro pensiero fisso per tutto il 2005».Agrorinasce, presieduta dalla dr.ssa Immacolata Fedele, vice prefetto aggiunto dell'Ufficio Territoriale di Governo di Caserta, continua il suo impegno nel rafforzamento della legalità e nel recupero ad uso sociale dei beni confiscati.Già tre i beni confiscati utilizzati ed in corso di utilizzazione, oltre alla citata Casa Don Diana, ci sono “L'Università per la legalità e lo sviluppo” – al cui interno sono localizzati gli uffici di Agrorinasce, lo sportello informagiovani e la biblioteca comunale – ed il recupero della villa confiscata a Walter Schiavone destinata a Centro Sportivo riabilitativo e per i disabili, la cui progettazione, in corso di ultimazione, è stata affidata alla Facoltà di Architettura di Aversa. «Nel futuro – conclude il direttore Allucci - ci saranno senz'altro altri progetti significativi di riutilizzo di beni confiscati, anche in Comuni limitrofi a quelli di Agrorinasce, con intese in parte già definite con il Ministero dell'Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – e che coinvolgeranno la Regione Campania».

venerdì 7 marzo 2008

venerdì 14 marzo TEATRO PIETRO ARETINO via Bicchieraia -Arezzo

Compagnia Teatri d'Imbarco
ha il piacere di invitarLa
venerdì 14 marzo
TEATRO PIETRO ARETINO
via Bicchieraia -Arezzo
ORE 21,00 Spettacolo teatrale
Beatrice Visibelli
in
UN MATRIMONIO QUASI FELICE
testo e regia Nicola Zavagli
con
Giovanni Esposito, Vania Rotondi
e
Giulia Attucci, Marco Cappuccini, Duccio Viani, Chiara Martignoni
Fabio Farina, Massimiliano Padelli, Valentina Testoni
Una donna alle prese con un'implacabile pressione debitoria. Una commedia ad alta temperatura morale. Un emozionante thriller dell'anima
Lo spettacolo fa parte del progetto della Regione Toscana
"VIVERE A RATE- FAMIGLIE A RISCHIO USURA"
a cura di Teatri d'Imbarco
in collaborazione con Fondazione Toscana Prevenzione Usura,
Mediateca Regionale Toscana -Film Commission
e con il Patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione
Il progetto è ospitato al Teatro Pietro Aretino
grazie al sostegno del Comune di Arezzo-Ass.to alla cultura
Invitiamo il pubblico a partecipare anche alle altre iniziative del progetto
ore 15,30 proiezione del film "VITE STROZZATE"
di Ricky Tognazzi, con Luca Zingaretti e Sabrina Ferilli
ore 17,30 convegno sul tema " DEBITI FAMIGLIARI"- Un'occasione di dibattito e riflessione sui temi del sovraindebitamento delle famiglie, rischio usura, uso consapevole del denaro.
Durante l'incontro sarà distribuito gratuitamente il libro VITA A CREDITO agile strumento d'informazione sulla cultura della legalità.
Interverranno
Camillo Brezzi, Ass.re alla Cultura, Comune di Arezzo
Francesco Romizi, Coordinatore Provinciale per Libera-Associazioni,, Nomi e Numero contro le mafie e per Arci Arezzo
Alfio Laurenzi, Fisac Cgil Arezzo
Silvio Bonomo, Fiba Cisl Arezzo
Andrea dalla Verde, Caritas Arezzo
Responsabili Centro di Ascolto per la Prevenzione dell'Usura-Misericordia di Arezzo
Coordinatore Nicola Zavagli,Direttore Artistico Teatri d'Imbarco

Informazioni e prenotazioni329-4187925info@teatridimbarco.it

CAMORRA: I ROS ARRESTANO AFFILIATI AL CLAN RUSSO


Nel corso di una maxi operazione dei Carabinieri del Ros nella provincia di Napoli sono stati arrestati tre affiliati al clan Russo, organizzazione dell'area nolana. Sequestrati anche beni mobili e immobili nell'intero territorio nazionale, del valore di 300 milioni di euro, riconducibili al clan. Gli arrestati, tra cui il figlio del capo clan (Salvatore Russo, inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi) sono indagati per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e porto abusivo di armi, aggravati dalle modalità mafiose.

Camorra, colpito clan Russo, 1 arresto,sequestri per 300 milioni


I carabinieri hanno arrestato oggi un presunto affiliato al clan camorristico Russo e sequestrato beni per un valore complessivo di 300 milioni di euro che era nella disponibilità dell'organizzazione attiva nella provincia di Napoli. Lo hanno detto oggi fonti investigative e giudiziarie.

I magistrati della Dda napoletana hanno disposto tre ordinanze di custodia cautelare, due delle quali verso persone già in carcere, mentre la terza ha portato all'arresto di Domenico Russo, omonimo del capo clan Salvatore Russo, che resta latitante.
I capi d'accusa sono associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e porto abusivo di armi aggravati da modalità mafiose, hanno detto le fonti.
L'inchiesta ha portato alla scoperta delle attività di reinvestimento dei capitali provenienti da attività illecite e, di conseguenza, al sequestro di un patrimonio, intestato anche a prestanomi, costituito da aziende edili, supermarket e altre attività commerciali, appartamenti e conti bancari esteri, per un totale di 300 milioni di euro.

mercoledì 5 marzo 2008

"Riprendetevi la vostra medaglia"




L'uomo che arrestò Riina è indagato per estorsione:"Voglio andare da Napolitano"


Il maresciallo «Arciere», che partecipò all'arresto di Totò Riina



Voglio personalmente restituire la medaglia di bronzo del Quirinale al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e anche l’encomio solenne, al Comando Generale dei carabinieri». Due paginette scritte con il pennarello nero; frasi brevi, lungamente meditate. Dove traspare commozione e anche tutta la rabbia del maresciallo dei carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio ambientale, Riccardo Ravera, ora indagato dai pm di Torino per concorso in estorsione, assieme a un poliziotto della Stradale, Giuseppe Cavuoti. Nome in codice «Arciere», il maresciallo fu il vice del capitano «Ultimo». Già. Perché l’uomo che oggi vuole strapparsi dal petto la medaglia, mise le manette ai polsi di Totò Riina, la mattina del 15 gennaio 1993, a Palermo. I suoi guai partono da lontano, nella notte del 19 febbraio 2004 quando, dalla palazzina di caccia di Stupinigi, furono rubati decine di mobili antichi. Un vero tesoro, valevano milioni di euro. Un anno dopo, furono ritrovati in un prato. Intatti. E tutta una gang di antiquari-ladroni finì in cella. Merito soprattutto di «Arciere» e del suo collega agente, pure lui destinatario di un encomio solenne, da parte del ministero degli Interni. Complessa indagine, tra stranezze e colpi di scena: l’Ordine Mauriziano aveva denunciato il furto di 38 mobili d’arte. «Arciere» ne fece ritrovare 42. Curiosa differenza, mentre a Stupinigi stavano indagando un po’ tutti, squadra mobile, Digos, Servizi segreti, Ros. E pure gli investigatori privati delle assicurazioni. Dal Mauriziano furono pagati per il riscatto 250 mila euro, con buona pace di molti, perché il valore del bottino era molto superiore. Da qui, parte l’indagine-bis. Un lungo lavoro sul filo del rasoio, quello di «Arciere». Che il procuratore capo della Repubblica di Torino, Marcello Maddalena, in una lettera del 5 dicembre 2005, inviata all’allora comandante generale dell’Arma, generale Luciano Gottardo, definì così: «... Il particolare impegno del maresciallo Ravera... che ha manifestato e dato prova di particolare capacità investigativa, di tenacia, professionalità e di correttezza, dote assolutamente essenziale in un’indagine come questa, avvalendosi della rete confidenziale da lui posseduta e gestita, poneva anche problemi di deontologia e di giusta cautela, nel trattare e valutare gli elementi acquisiti per siffatta via... ». Il vice di «Ultimo» (attualmente in servizio a Roma, al Noe, nucleo operativo ecologico) è amareggiato ma deciso a lottare: «Aspetto sereno le conclusioni dell’inchiesta. Posso solo dire, oggi, che ogni passo fu concordato e condiviso con il comando. Ho moglie e due figli, il mio stipendio è di 1500 euro al mese, ma il maresciallo Ravera, di soldi sporchi, non ne ha mai presi. Neanche un solo cent». Una carriera tormentata, la sua. Dopo la cattura di Riina, la squadra guidata da «Ultimo», non ebbe poi una grande fortuna. Nel ‘99 fu smantellata e tutti i suoi componenti, «Arciere», appunto, «Vichingo», «Nello», «Omar», «Ombra» e «Pirata», furono tutti trasferiti da Palermo. Qualcuno si congedò. E Ravera? Eccolo, alla fine, nella stazione dei carabinieri di Pinerolo, dopo una breve parentesi nei Ros. Tra i protagonisti dell’operazione «Cartagine», contro i narcos della mafia venne di nuovo allontanato. Destino amaro. Contro il suo trasferimento a Pinerolo, si mosse persino la procura di Torino che tentò - invano - di bloccarlo. Ci fu solo un inutile scambio di lettere, ma l’Arma fu irremovibile. Il suo avvocato di fiducia, Loredana Gemelli, è polemica: «Da mesi chiedo che il maresciallo sia interrogato. In cambio, solo silenzio. Le accuse sono false, mosse da un clima velenoso, da rivalità, invidie. Dimostreremo la sua totale innocenza». Echi di polemiche ormai lontane: «Ma il mio vero nome non doveva essere diffuso. Ragioni di sicurezza, di difesa della mia famiglia. Invece, all’improvviso, scopro dai media di essere indagato. Nome e cognome, una vita e una carriera infangate, forse per sempre. In un giorno mio padre è invecchiato di dieci anni».







martedì 4 marzo 2008

'Ndrangheta, duro colpo alle cosche.Sequestrati beni per 150 milioni


Nel mirino, le famiglie coinvolte per la strage di Duisburg dove furono uccise 6 persone
In corso, da parte dei carabinieri, tra la provincia di Reggio Calabria e la Lombardia, un sequestro di beni per un valore di 150 milioni di euro contro le cosche della ’ndrangheta di San Luca. Nel mirino le famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari, protagoniste della faida culminata, nel giorno di Ferragosto 2007, nella strage di Duisburg, in Germania,dove furono uccise sei persone.Sequestri da Reggio alla LombardiaIl controllo territoriale su San Luca delle famiglie Nirta-Strangio da una parte e Pelle-Vottari dall’altra veniva esercitato anche attraverso il possesso materiale di numerosi immobili. Di fatto il paese preaspromontano era in mano alle cosche. È quanto si è appreso in ambienti investigativi dopo l’operazione condotta stamani dai carabinieri. In Lombardia, secondo quanto si è appreso, sono state sequestrate alcune aziende e attività commerciali, ma il grosso dei beni immobili era proprio a San Luca. Il sequestro di stamani giunge dopo oltre un anno di indagini, cominciate dai carabinieri in seguito alla strage di Natale del 2006 nella quale fu uccisa Maria Strangio, moglie di uno dei presunti boss, Giovanni Luca Nirta, ed altre tre persone, tra le quali un bambino, rimasero ferite.Scovato un bunker all'interno di un'abitazioneUn bunker è stato trovato dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria nel corso dell’attività di sequestro dei beni. Si trovava al piano terra dell’abitazione di Giuseppe Pelle, figlio del boss Antonio «Gambazza» che i militari stanno cercando strenuamente da settimane. Si ritiene sia un covo «caldo» come gli altri quattro trovati nella locride e che sono stati attribuiti al capo cosca. Era dotato di un sistema con telecomando, elemento comune in molti bunker di boss della ’ndrangheta. Confiscata anche una casa parrocchialeTra i beni sequestrati alle cosche della ’ndrangheta nella locride c’è anche una casa parrocchiale in uso a don Pino Strangio. Secondo gli inquirenti, l’immobile di cui fa parte la prebenda sarebbe riconducibile alle disponibilità di Giuseppe Nirta (68 anni) anche se intestato ad un’altra persona (Palma Giorgi). Don Pino Strangio è il rettore del santuario della Madonna di Polsi, ritenuto il luogo di incontro degli ’ndranghetisti, e parente lontano di una delle vittime della strage di Ferragosto a Duisburg.

La 'ndrangheta fra tribù e Internet



di Francesco Forgione,
Presidente commissione Antimafia
Ha messo in moto enormi traffici nel mercato globalizzato ma è in continua lotta per il controllo di piccoli territori.
Continuiamo a pubblicare ampi stralci della relazione annuale della "Commissione parlamentare Antimafia" dedicata alla n'drangheta. Un vero e proprio affresco di analisi, storie e fatti, per comprendere la natura della più potente organizzazione criminale italiana.
Tra gli anni '80 e '90 la tempesta dei collaboratori di giustizia travolse Cosa Nostra, la camorra, la Sacra Corona Unita e le altre mafie pugliesi. Solo la ‘ndrangheta attraversò questa bufera quasi indenne o comunque limitando fortemente i danni: i pentiti furono pochi, e pochissimi quelli con posizioni di vertice nei sodalizi criminali. La ragione di ciò è nello schema familiare della ‘ndrina: se la cosca è costituita in primo luogo dai membri della famiglia, la scelta di collaborazione con la giustizia (in generale non facile) può diventare straordinariamente lacerante e pressoché insopportabile. Lo ‘ndranghetista che decida di collaborare è infatti tenuto in primo luogo ad accusare i propri familiari, il padre, il fratello, il figlio, trovandosi a dover infrangere un tabù ancora più potente di quello costituito dall'obbligo di fedeltà mafiosa sancito nelle cerimonie di affiliazione e innalzamento. Sul lungo periodo il modello organizzativo della ‘ndrangheta si è dunque rivelato più agile, più flessibile, più efficace di quello gerarchico, monolitico e rigido di Cosa Nostra, rispetto al quale l'aggressione del vertice del sodalizio ha costituito finora un'efficace strategia di indebolimento e di disarticolazione. Strategia inattuabile contro la ‘ndrangheta per l'inesistenza, anche dopo la pace del 1991 (quella che seguì alla sanguinosa guerra fra i De Stefano e gli Imerti-Condello che in poco più di cinque anni lasciò per le strade della Calabria molte centinaia di morti) e la conseguente introduzione di una struttura centrale di coordinamento e composizione dei conflitti.
I mafiosi calabresi sono considerati dai cartelli colombiani come i più affidabili per la loro capacità di gestione degli affari criminali, per la loro disponibilità di basi d'appoggio in tutta Italia, in tutta Europa e in tutto il mondo. Oggi dunque la ‘ndrangheta ha una sostanziale esclusiva per l'importazione in Europa di cocaina colombiana ed è alla ‘ndrangheta che le altre mafie italiane, Cosa Nostra inclusa, devono rivolgersi per gli approvvigionamenti di questo stupefacente. (...) Inizialmente gli ‘ndranghetisti arrivarono nelle regioni del centro e del nord non per scelta ma perché inviati al confino di Polizia. In quegli anni si riteneva che per contrastare il potere criminale nelle regioni del sud fosse necessario recidere i legami del mafioso con il suo ambiente d'origine. Lo strumento era quello del soggiorno obbligato che imponeva al sospetto mafioso di risiedere per un determinato numero di anni - dai 3 ai 5 - fuori dal suo comune di nascita o di residenza. Ma l'idea di recidere i legami con il territorio (adatta a un'epoca pre-moderna) non poteva funzionare in un periodo storico in cui rapidissimo era già lo sviluppo dei trasporti e delle telecomunicazioni. Ferrovie, autostrade, aerei e lo sviluppo della telefonia consentirono sostanzialmente di annullare l'effetto dei provvedimenti di soggiorno obbligato. (...) Così, trapiantare pezzi delle famiglie mafiose al centro-nord, dapprima fu una necessità, poi diventò una scelta strategica che coinvolse alcune fra le famiglie più prestigiose della ‘ndrangheta, le quali intuirono le enormi possibilità operative di una simile proiezione (che divenne vera e propria occupazione, in alcuni casi) verso le ricche e sicure terre del centro e del nord Italia. Il piano di colonizzazione della ‘ndrangheta fu inconsapevolmente favorito dalle scelte di politica sociale ed urbanistica degli amministratori settentrionali che concentrarono i lavoratori meridionali nelle periferie delle grandi città, in veri e propri ghetti, dove fu facile per gli esponenti delle ‘ndrine ricreare il clima, i rituali e le gerarchie esistenti nei paesi d'origine. In alcune realtà il controllo della ‘ndrangheta divenne asfissiante. L'esempio più clamoroso è quello di Bardonecchia dove il condizionamento del mercato del lavoro e lo stesso consiglio comunale fu sciolto per infiltrazioni mafiose. Altri comuni dell'hinterland milanese come Corsico e Buccinasco, ancora oggi, sono pesantemente condizionati dalla ‘ndrangheta. In estrema sintesi e conclusivamente sul punto si può dire che la ‘ndrangheta è l'unica organizzazione mafiosa ad avere due sedi; quella principale in Calabria, l'altra nei comuni del centro-nord Italia oppure nei principali paesi stranieri che sono cruciali per i traffici internazionali di stupefacenti. Un'organizzazione mafiosa che trova il modo di affrontare le sfide e i cambiamenti imposti dalla modernità globale, nel modo più sorprendente e inatteso: rimanere uguale a se stessa. In Calabria come nel resto del mondo. (...) Negli ultimi anni numerosissime indagini hanno messo in luce queste caratteristiche della ‘ndrangheta e hanno mostrato come essa sia oramai l'organizzazione più ramificata e radicata territorialmente nelle regioni del centro-nord e in molti paesi stranieri di tutti i continenti. (...) Nel 2004 l'operazione convenzionalmente denominata "Decollo" concludeva una complessa indagine transnazionale durata alcuni anni che aveva interessato diverse regioni italiane: Lombardia, Calabria, Emilia-Romagna, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte e Toscana; e poi paesi stranieri come Colombia, Australia, Olanda, Spagna e Francia. Le famiglie Mancuso di Limbadi e Pesce di Rosarno furono accusate di aver immesso sul mercato "ingentissimi quantitativi di cocaina tra il Sud America (Colombia e Venezuela), l'Europa (Italia, Francia, Spagna, Olanda e Germania), l'Africa (Togo) e l'Australia, riciclandone quindi i proventi con le più diversificate tecniche di trasferimento e di dissimulazione." La droga era nascosta all'interno di containers che trasportavano carichi di marmo, plastica, cuoio, scatole di tonno, materiale di import-export tra Sud America ed Europa. Una partita di droga di 434 kg di cocaina era arrivata al porto di Gioia Tauro nel marzo del 2000, un'altra di 250 kg sempre di cocaina proveniente da Cartagena in Colombia era arrivata a Gioia Tauro nel gennaio del 2004. Tra le due date, d'inizio e di conclusioni delle indagini, una miriade di altri episodi. Una parte del riciclaggio dei proventi avveniva in Australia. (...) Il contagio delle ‘ndrine da Limbadi e Rosarno all'Australia, da San Luca a Duisburg, come molecole criminali che schizzano, si diffondono e si riproducono nel mondo. Una mafia liquida, che si infiltra dappertutto, riproducendo, in luoghi lontanissimi da quelli in cui è nata, il medesimo antico, elementare ed efficace modello organizzativo. Alla maniera delle grandi catene di fast food, offre in tutto il mondo, in posti fra loro diversissimi, l'identico, riconoscibile, affidabile marchio e lo stesso prodotto criminale. Alla maniera di Al Qaeda con un'analoga struttura tentacolare priva di una direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica, di una vitalità che è quella delle neoplasie, e munita di una ragione sociale di enorme, temibile affidabilità. Il segreto per la ‘ndrangheta è questo. Tutto nella tensione fra un qui remoto e rurale e arcaico e un altrove globalizzato, postmoderno e tecnologico. Tutto nella dialettica fra la dimensione familiare del nucleo di base, e la diffusione mondiale della rete operativa. La capacità di far coesistere con inattesa efficacia una dimensione tribale con un'attitudine moderna e globalizzata è stata fino ad oggi la ragione della corsa al rialzo delle azioni della ‘ndrangheta nella borsa mondiale delle associazioni criminali. Proprio questa tensione, questo fattore di successo potrebbe rivelarsi però, in prospettiva, un fattore di disgregazione. Le ‘ndrine infatti sono, individualmente considerate, troppo piccole per reggere gli enormi traffici che hanno messo in moto. Sono in continua competizione fra loro e, paradossalmente, la loro diffusione planetaria si accompagna a un'intensificata ossessione per il controllo (militare, politico, amministrativo, affaristico) dei circoscritti territori di rispettiva competenza. Una febbre di crescita, una situazione instabile ed entropica che comincia a produrre gravi scricchiolii e potrebbe generare una crisi di sistema.