lunedì 30 marzo 2009

'Liberiamoci dalle spine' con i campi di lavoro antimafia





Storie di terre liberate e sequestrate alla mafia dove oggi dei volontari coltivano e raccolgono prodotti finalmente sani, senza il marchio tossico ed indelebile della criminalità organizzata. "Liberarci dalle spine" è il titolo dell'iniziativa su questo tema in programma martedì 31 marzo presso l'aula magna dell'Istituto Piero Della Francesca in via 25 aprile, dalle 9.30 in poi. A guidare il dibattito sarà Francesco Romizi, responsabile Legalità Arci Arezzo e Coordinatore Libera Arezzo, ed interverranno Luciano Tagliaferri, Dirigente Scolastico I.I.S. Piero della Francesca, Mirella Ricci, Vicepresidente della Provincia di Arezzo, Vincenzo Striano, Presidente Arci Regionale Toscana, Federico Gelli, Vicepresidente della Regione Toscana, e Maurizio Pascucci, Coordinatore del progetto "Liberarci dalle Spine". All'iniziativa parteciperà con un contributo musicale anche Luca Lanzi della Casa del Vento e durante la mattinata sarà presentato il video sui campi di lavoro antimafia 2008.

venerdì 17 ottobre 2008

MAFIA: SEQUESTRO BENI DA 200 MLN EURO A IMPRENDITORE MESSINA


MESSINA - Beni per oltre 200 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia ad un imprenditore del Messinese, Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni. Si tratta di uno dei più grossi sequestri patrimoniali eseguiti nell'ambito di inchieste sulla mafia. Scinardo, originario di Capizzi, un paese in provincia di Messina, è accusato di associazione mafiosa e di far parte della cosca dei Rampulla di Mistretta. L'inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina e Catania. Oltre 100 uomini dei centri Dia di Catania e Messina sono impegnati nell'operazione. Il patrimonio sequestrato risulta costituito da numerose società e ditte individuali con volumi d'affari plurimilionari, da oltre 250 immobili, tra cui appezzamenti di terreno, ville e locali commerciali, ma anche da aziende agrituristiche e vinicole, da impianti di calcestruzzi e da circa 90 mezzi tra camion, escavatori, mezzi agricoli ed automobili di grossa cilindrata. Il provvedimento di sequestro di beni per un valore di 200 milioni di euro è dei giudici del tribunale di Catania, che hanno accolto la richiesta avanzata dalla Direzione investigativa antimafia di Messina. L'indagine in un primo momento è stata coordinata dalla Dda di Messina e poi è stata trasmessa per competenza a quella etnea. Secondo gli investigatori, l'imprenditore al quale sono riconducibili i beni sequestrati, Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni, sarebbe molto vicino alla famiglia mafiosa dei Rampulla di Mistretta (Messina), tanto che in alcune attività commerciali sarebbero pure inseriti come soci occulti. Scinardo è accusato di associazione mafiosa, e gli inquirenti ritengono che in alcune occasioni avrebbe messo a disposizione le sue proprietà per dare rifugio a boss latitanti o per ospitare riunioni di capimafia. Il sequestro fa riferimento a beni non solo intestati a Mario Giuseppe Scinardo, ma anche alla moglie Nellina Letizia Deni, e al fratello Salvatore Scinardo.SCINARDO AVEVA DOCUMENTO RISERVATO DELLA DIADurante la conferenza stampa a Catania, sul sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro all' imprenditore Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni, è stato reso noto che durante una perquisizione è stata trovata copia di una richiesta fatta dalla Dia alla Regione in cui si chiedeva di quali contributi avesse beneficiato l'imprenditore."Questo purtroppo è un fatto certamente inquietante e preoccupante e può essere indicativo della capacità di infiltrazione nelle istituzioni, specie regionali, da parte della mafia", ha affermato il procuratore della Repubblica a Catania Vincenzo D'Agata parlando con i giornalisti che gli chiedevano del ritrovamento del documento. "Non vorrei che su questo punto si anticipassero conclusioni - ha aggiunto - perché certamente quello che emerge è un fatto assolutamente irregolare, in relazione al quale è necessario effettuare degli approfondimenti, che ovviamente saranno diretti ad individuare eventuali profili di rilevanza penale con la conseguente individuazione dei responsabili".Il procuratore della Repubblica di Messina Guido Lo Forte, rispondendo alle domande dei giornalisti, al termine della conferenza stampa, ha detto: "Si tratta di un documento che costituisce oggetto di indagini da parte della Procura di Catania, in relazione al quale non posso dire assolutamente nulla".

giovedì 16 ottobre 2008

LEGALITA': UN'OPERA D'ARTE PER NON DIMENTICARE VIA DEI GEORGOFILI


Studenti fiorentini e della Syracuse insieme per non dimenticare via dei Georgofili.


Sarà realizzata nelle prossime settimane dagli studenti della Syracuse University di Firenze e dagli studenti di cinque licei e istituti d'arte della città, sarà esposta per la prima volta il 19 dicembre nell'ambito della prossima Festa della Legalità organizzata dalla Regione Toscana, ma l'auspicio è che in seguito possa essere collocata in via dei Georgofili per ricordare la strage mafiosa del 1993.
È l'opera d'arte che rappresenta il nuovo importante frutto del lavoro sul terreno della cultura della legalità degli studenti toscani e che è stata presentata presso la sede della Syracuse.
Presente tra gli altri anche il vicepresidente della Regione Toscana Federico Gelli. «Si tratta di un altro straordinario risultato dell'impegno che da anni studenti, insegnanti, associazioni, istituzioni stanno portando avanti nella nostra regione per diffondere e consolidare la cultura della legalità – ha spiegato Gelli – E anche di un nuovo importante traguardo nella collaborazione con la Syracuse, felicemente avviata con la presenza dei ragazzi e delle ragazze americane nei campi di lavoro antimafia della Sicilia".
"Se ce n'era bisogno, un'ulteriore dimostrazione di quanto possa essere importante per tutti noi la presenza delle università americane nella nostra regione. E allo stesso modo, di quante e quali strade, non ultima appunto quella della creatività artistica, possano essere percorse sulla strada dell'impegno per la legalità».

Lotta contro la 'Ndrangheta: arrestato il boss Antonio Pelle, latitante dallo scorso anno


Preso il capo della cosca Pelle-Vottari: è stato intercettato nella Locride, nascosto in un bunker


La polizia ha arrestato il boss della 'ndrangheta Antonio Pelle, 46 anni, latitante dal 2007 e capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca (Reggio Calabria). Pelle è stato bloccato nella Locride, nel corso di un servizio mirato, dal personale della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo della polizia di Stato.
Era nascosto in un bunker, nelle campagne di Ardore, un centro della Locride. La cosca Pelle-Vottari è contrapposta da anni al gruppo Nirta-Strangio nella cosiddetta "faida di San Luca". Scontro che è culminato il giorno di ferragosto del 2007 nella strage di Duisburg, in Germania, con l'uccisione di sei presunti affiliati della cosca Pelle-Vottari. L'operazione che ha portato all'arresto del latitante è stata coordinata dal dirigente della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese.
Il nascondiglio di Pelle, secondo quanto riferito dagli investigatori, era sotterraneo e dotato di ogni confort. Antonio Pelle era latitante dall'agosto del 2007, quando si sottrasse all'arresto nell'ambito dell'operazione Fehida, fatta dalla polizia nell'ambito delle indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg. Secondo gli investigatori, Pelle, comunque, era già irreperibile per sottrarsi ad un'eventuale vendetta da parte della cosca avversaria.

venerdì 19 settembre 2008

MASSACRO NEL CASERTANO, 7 MORTI E UN FERITO


I bossoli trovati a terra sono la conferma, a tarda notte: l'agguato di Baia Verde e la sparatoria di Castelvolturno di ieri sera nel Casertano potrebbero avere la stessa matrice, quella della camorra.Una strage che si conclude con sette morti e un ferito gravissimo. Una sequenza di fatti agghiaccianti: i sicari colpiscono a Baia Verde, uccidono un italiano, Antonio Celiento, 53 anni, ritenuto affiliato al clan degli Schiavone. Venti minuti dopo - ''al secondo goal del Napoli'', riferisce qualcuno dei presenti - poco lontano, al km 43 della Domitiana, si uccide di nuovo: restano a terra tre ghanesi, un liberiano e un cittadino del Togo. Poi stamattina e' morto nell'ospedale di Pozzuoli (Napoli), dove era stato ricoverato in gravissime condizioni, il sesto immigrato di origine africana (un cittadino liberiano).Sul posto vengono trovati 84 bossoli, sono state utilizzate una pistola 9x21 e una mitraglietta 7.62; corrispondono a quelli trovati a Baia Verde, dove il corpo della prima vittima e' stato crivellato con 20 colpi. Il riconoscimento avviene grazie alle persone che accorrono sul posto. Momenti di fortissima tensione: una folla di extracomunitari aggredisce le forze dell'ordine. Calci, pugni, spintoni, si ribalta un cassonetto dell'immondizia, insulti, maledizioni al grido di ''italiani tutti bastardi''. Qualcuno collabora anche, pero': testimoni raccontano alla polizia di aver visto un'auto dotata di lampeggiante, con quattro persone a bordo: i sicari avrebbero indossato dei giubbotti con la scritta carabinieri. In nottata viene ritrovata un'auto bruciata, fra Nola e Villa Literno, quasi irriconoscibile. Obiettivo del commando erano certamente i tre uomini all'interno di un negozio - ''Ob Ob exotic fashions'' c'e' scritto all'ingresso - al civico 1083: rivoli di sangue scorrono fra le macchine da cucire di una piccola sartoria a soqquadro, piena di stoffe e cotone colorato. Restano sotto i colpi anche un giovane a bordo di un'auto - non ha avuto neanche il tempo di levarsi la cintura di sicurezza - e un altro africano freddato a pochi passi dalla vettura. Sul posto arriva il coordinatore della DDa di Napoli Franco Roberti; la firma della camorra, nella terra dei Casalesi, e' praticamente evidente, per gli inquirenti. Cento metri piu' in la' inizia il comune di Napoli: la strage e' avvenuta in un territorio popolato da extracomunitari - per lo piu' nigeriani e ghanesi - che portano avanti una fiorente attivita' di spaccio. Un rifiuto alla camorra, magari di fronte alla pretesa di una tangente supplementare, potrebbe aver innescato l'attrito fra extracomunitari e criminalita' organizzata. Un mese fa c'era stato un primo avvertimento, raccontano gli investigatori: al vicequestore Luigi del Gaudio vengono in mente gli spari contro l'abitazione di un nigeriano conosciuto come Teddy. Tutto quello che e' accaduto fra ieri sera e stanotte, pero', nel Casertano, a molti sembra inedito; la strage di San Gennaro, nella terra di Gomorra, non ha precedenti.

ARRESTATO BOSS PELLE, DECISE STRAGE DI NATALE A S. LUCA


Francesco Pelle, il boss della cosca calabrese ritenuta responsabile della faida che ha portato alle stragi di San Luca e di Duisburg, e' stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri in una clinica di Pavia, dove era ricoverato sotto falso nome. Pelle, 32 anni, detto 'Ciccio Pakistan', era latitante dal 30 agosto dello scorso anno perche' ritenuto il mandante della strage di Natale a San Luca. Nell'agguato, compiuto il 25 dicembre 2006, rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, ritenuto uno dei capi dell'omonima cosca, e tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni, rimasero ferite. Il delitto, secondo l'accusa, fu deciso da Francesco Pelle per vendicare un tentativo di omicidio subito il 31 luglio 2006 nel quale perse l'uso delle gambe. Il boss, per il ricovero alla Fondazione Maugeri, istituto a carattere scientifico ubicato appena fuori la citta', aveva presentato la fotocopia di una carta d'identita' intestata a un uomo di origine calabrese, realmente esistente, e anch'egli paraplegico dopo un incidente stradale. Era ricoverato nel reparto di neuroriabilitazione in una stanza spaziosa, singola con bagno, televisione e un divanetto. Qui lo hanno prelevato i carabinieri, mentre navigava in Rete da un computer portatile: lo hanno accompagnato fuori dalla clinica su una carrozzella e portato nel centro clinico del carcere di Opera (Milano).

mercoledì 4 giugno 2008

ECOMAFIA 2008, 83 REATI AL GIORNO

Ogni giorno 83 reati contro l' ambiente. Maglia nera alla Campania stabile al primo posto nella classifica dell'illegalita' ambientale, seguita dalla Calabria: e' in queste due regioni che si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia. In totale, nel 2007 gli eco-reati sono aumentati del 27,3% rispetto al 2006; il giro d'affari e' di 18,4 miliardi di euro; in aumento gli incendi boschivi dolosi e gli illeciti accertati nei cicli del cemento e dei rifiuti. Sparisce nel nulla una montagna di rifiuti speciali alta poco meno di 2000 metri. Presa d'assalto anche l'agricoltura. Questa la fotografia scattata nel rapporto Ecomafia 2008 di Legambiente presentato a Roma. In particolare Cosa nostra entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti ed emerge la "multifunzionalita'" del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall'agricoltura al racket degli animali. I clan dell'ecomafia salgono a 239 (36 in piu' rispetto allo scorso anno). Da qui la necessita' per Legambiente di rinnovare l'appello "di introdurre i delitti contro l'ambiente nel nostro Codice penale" ha detto il presidente dell'associazione,Vittorio Cogliati Dezza ricordando che ci sono gia' proposte condivise ma che ora serve "volonta' politica e tempo". Ecco il quadro dell'illegalita' contro l'ambiente: ILLECITI: in totale quelli accertati dalle forze dell'ordine nel 2007 sono 30.124, il 27,3% in piu' rispetto al 2006; le persone denunciate 22.069, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati 9.074 (piu' 19% rispetto al 2006);
REGIONI: la Campania occupa stabilmente il primo posto seguita dalla Calabria al terzo posto si trova la Puglia, seguita dal Lazio e dalla Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni e' la Liguria;
RIFIUTI: i reati accertati nel 2007 sono oltre 4800, il 36% dei quali commessi nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Sempre in testa la Campania, dove lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, spesso di provenienza extraregionale, si e' sommato alla catastrofica gestione commissariale di quelli urbani. Un balzo in avanti colloca, invece, il Veneto al 2/o posto (era 6/o lo scorso anno). La Puglia mantiene il 3/o posto e il foggiano si conferma una terra dove si scaricano illegalmente nei terreni agricoli i rifiuti prodotti dal centro nord, scorie spesso spacciate per compost;
FATTURATO: 18,4 miliardi di euro (quasi un quinto del business totale annuo delle mafie) pur contraendosi rispetto all'anno precedente di circa 4,4 miliardi di euro in seguito all'attivita' di prevenzione e repressione;
INCHIESTE: il 2007 detiene il record di inchieste contro i trafficanti di veleni. Grazie all'applicazione dell'art.260 del Codice dell'Ambiente, che introduce il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono 96 le indagini condotte nel 2007 e nei primi due mesi del 2008 (a oggi le inchieste sono 103) e dal gennaio 2002 al marzo 2008 sono state 600 le ordinanze di custodia cautelare emesse, 2.196 le persone denunciate, 520 le aziende coinvolte;
CEMENTO: sul fronte del ciclo illegale del cemento, cresce il numero d'infrazioni accertate dalle forze dell'ordine (7.978, il 13% in piu' rispetto al 2006), quello delle persone denunciate (10.074) e dei sequestri (2.240). Per l'abusivismo edilizio, le stime del Cresme parlano per il 2007 di 28.000 case costruite illegalmente contro le 30.000 del 2006 e le 32.000 del 2005;
INCENDI BOSCHIVI: oltre 10 mila incendi, 225 mila ettari di boschi e foreste andati in fumo, 18 persone uccise dalle fiamme, 7 milioni e mezzo di tonnellate di Co2 rilasciate nell'aria;
AGRICOLTURA: secondo le stime della Confederazione Italiana Agricoltura, il giro d'affari delle cosche nel settore agricolo si attesta sui 15 miliardi di euro, con oltre cento reati al giorno, e un agricoltore su 3 subirebbe gli effetti dell'illegalita';
ARCHEOMAFIA: furti in leggero calo, dai 1212 casi del 2006 ai 1085 del 2007, con una flessione del 10,5%. Il Lazio, con 166 furti subiti, supera il Piemonte, tradizionalmente in testa;
RACKET ANIMALI: stabile il mercato stimato dalla Lav nel 2007 sui 3 miliardi di euro circa, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna esotica e protetta, macellazione clandestina.

Ecomafie, cresce il business contro l'ambiente

Una montagna di rifiuti alta quasi 2 mila metri, con una base di 3 ettari. È quella che sorgerebbe in Italia se si accatastassero tutti i rifiuti scomparsi. O meglio, smaltiti senza che nessuno sappia dove sono finiti. Il Rapporto 2008 sulle Ecomafie pubblicato da Legambiente fotografa un' Italia dove la mondezza è sempre di più uno dei principali business della criminalità organizzata. E non solo in Campania. Napoli e dintorni, come è facile immaginare, mantengono il primato nazionale, ma quello dei rifiuti è un affare che hanno fiutato un pò ovunque.Nel 2007 sono quasi cinque mila i reati accertati per violazione alla normativa sui rifiuti. In Campania, Calabria, Puglia e Sicilia si concentra il 36 per cento delle infrazioni, ma è il Veneto la regione che nell' ultimo anno è passata dal sesto al secondo posto nel ciclo dei rifiuti: si sposta così verso il Nord il baricentro dei traffici, non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali d'Italia, ma anche come sito finale di stoccaggio.A crescere però non è solo il ciclo illegale dei rifiuti, aumentano più in generale i reati contro l' ambiente: scavi, abusivismo edilizio, incendi boschivi e truffe in agricoltura. In totale, si stima che il giro d' affari del 2007 si sia attestato su 18 miliardi e 400 milioni di euro (quasi un quinto del business totale annuo delle mafie), quattro miliardi di euro in più rispetto all' anno precedente.Alla luce di questo quadro inquietante, Legambiente rilancia la proposta di introdurre questo tipo di reati nel Codice penale, «per punire in maniera congrua chi avvelena l' aria che respiriamo, inquina l' acqua, saccheggia il territorio, minaccia la nostra salute, penalizza le imprese pulite».

mercoledì 21 maggio 2008

Commento di Don Luigi Ciotti alla foto pubblicata sullo sgombero dei rom di Ponticelli. Articolo apparso sull' Unità del 16 maggio 2008

Cara signora, ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l'altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un'espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese – reti da materasso a fare da sponda – una scritta: "ferrovecchi".Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa. Conosco il suo popolo, le sue storie. Proprio di recente, nei dintorni di Torino, ho incontrato una vostra comunità: quanta sofferenza, ma anche quanta umanità e dignità in quei volti. Nel nostro paese si parla tanto, da anni ormai, di sicurezza. E' un'esigenza sacrosanta, la sicurezza. Il bisogno di sicurezza ce lo abbiamo tutti, è trasversale, appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo. E' il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo. Per tutelare questo bisogno ogni comunità, anche la vostra, ha deciso di dotarsi di una serie di regole. Ha stabilito dei patti di convivenza, deciso quello che era lecito fare e quello che non era lecito, perché danneggiava questo bene comune nel quale ognuno poteva riconoscersi. Chi trasgrediva la regola veniva punito, a volte con la perdita della libertà. Ma anche quella punizione, la peggiore per un uomo – essendo la libertà il bene più prezioso, e voi da popolo nomade lo sapete bene – doveva servire per reintegrare nella comunità, per riaccogliere. Il segno della civiltà è anche quello di una giustizia che punisce il trasgressore non per vendicarsi ma per accompagnarlo, attraverso la pena, a un cambiamento, a una crescita, a una presa di coscienza.Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando. Sta franando di fronte alle paure della gente. Paure provocate dall'insicurezza economica – che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di volti e storie che l'insicurezza economica la vivono già tragicamente come povertà e sradicamento, e che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore. Cercherò, cara signora, di spiegarmi con un'immagine. E' come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati "di troppo", e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili. La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un'informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così. Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime. Vivo con grande preoccupazione questo stato di cose. La storia ci ha insegnato che dalla legittima persecuzione del reato si può facilmente passare, se viene meno la giustizia e la razionalità, alla criminalizzazione del popolo, della condizione esistenziale, dell'idea: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l'hanno provato sulla loro pelle.Lo ripeto, non si tratta di "giustificare" il crimine, ma di avere il coraggio di riconoscere che chi vive ai margini, senza opportunità, è più incline a commettere reati rispetto a chi invece è integrato. E di non dimenticare quelle forme molto diffuse d'illegalità che non suscitano uguale allarme sociale perché "depenalizzate" nelle coscienze di chi le pratica, frutto di un individualismo insofferente ormai a regole e limiti di sorta. Infine di fare attenzione a tutti gli interessi in gioco: la lotta al crimine, quando scivola nella demagogia e nella semplificazione, in certi territori può trovare sostenitori perfino in esponenti della criminalità organizzata, che distolgono così l'attenzione delle forze dell'ordine e continuano più indisturbati nei loro affari. Vorrei però anche darLe un segno di speranza. Mi creda, sono tante le persone che ogni giorno, nel "sociale", nella politica, nella amministrazione delle città, si sporcano le mani. Tanti i gruppi e le associazioni che con fatica e determinazione cercano di dimostrare che un'altra sicurezza è possibile. Che dove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, per ciò stesso vogliono assumersi doveri e responsabilità, vogliono partecipare da cittadini alla vita comune.La legalità, che è necessaria, deve fondarsi sulla prossimità e sulla giustizia sociale. Chiedere agli altri di rispettare una legge senza averli messi prima in condizione di diventare cittadini, è prendere in giro gli altri e noi stessi. E il ventilato proposito di istituire un "reato d'immigrazione clandestina" nasce proprio da questo mix di cinismo e ipocrisia: invece di limitare la clandestinità la aumenterà, aumentando di conseguenza sofferenza, tendenza a delinquere, paure.Un'ultima cosa vorrei dirLe, cara signora. Mi auguro che questa foto che La ritrae insieme ai Suoi cari possa scuotere almeno un po' le nostre coscienze. Servire a guardarci dentro e chiederci se davvero questa è la direzione in cui vogliamo andare. Stimolare quei sentimenti di attenzione, sollecitudine, immedesimazione, che molti italiani, mi creda – anche per essere stati figli e nipoti di migranti – continuano a nutrire. La abbraccio, dovunque Lei sia in questo momento, con Suo marito e le Sue bambine. E mi permetto di dirLe che lo faccio anche a nome dei tanti che credono e s'impegnano per un mondo più giusto e più umano.

Luigi Ciotti

presidente del Gruppo Abele e di "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie"

domenica 18 maggio 2008

Campi di lavoro e studio sulle terre confiscate alla ‘ndrangheta

Progetto “Campi del Sole”

Campi di lavoro e studio sulle terre confiscate alla ‘ndrangheta

BANDO DI PARTECIPAZIONE RIVOLTO AI GIOVANI DI AREZZO E PROVINCIA

Luglio 2008


L’ARCI – Comitato Territoriale Reggio Calabria - e il Consorzio “Terre del Sole” organizzano, nell’ambito del progetto “Campi del Sole”, un campo di lavoro sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta.

L’esperienza formativo/lavorativa è destinata ai ragazzi ed alle ragazze di età dai 16 ai 30 anni residenti in Toscana e darà loro la possibilità di partecipare attivamente alla vita del Consorzio “Terre del Sole”, che, nel territorio comunale di Melito Porto Salvo Contrada Placanica, gestisce appezzamenti confiscati alla ‘ndrangheta. La partecipazione attiva alla vita del Consorzio “Terra del Sole” determinerà diversi impegni nel corso della giornata. Si spazierà dal lavoro diretto sui terreni, alla partecipazione, ai laboratori ed agli incontri di educazione alla legalità democratica.

Le attività riguarderanno la sistemazione e la messa a dimora delle piantine di ortaggi, la gestione e la sistemazione dell’agrumeto, opere di recinzione del terreno.

Scheda Tecnica:

Date: 30/06/08 – 14/07/08
Luogo: contrada Placanica, Comune di Melito Porto Salvo (RC)
Unità: 16 volontari


Durante il campo di lavoro sono previsti momenti di incontro con strutture che stanno vivendo esperienze similari del Consorzio “ Terre del Sole” ed altri momenti seminariali a cui daranno il proprio contributo numerose personalità del mondo delle istituzioni, della politica, dell’economia.

Saranno organizzate anche alcune visite in luoghi simbolo della ‘ndrangheta a Reggio Calabria e nella sua provincia, che sicuramente forniranno ai ragazzi toscani interessanti spunti di riflessione sulle tematiche connesse alla legalità.

L’esperienza formativa è dedicata all’impegno del movimento calabrese in favore delle lotte per l’affermazione di diritti sociali.

.

Sono previsti degli appuntamenti per la selezione dei partecipanti e incontri formativi prima della partenza per i campi. In questi momenti di formazione si affronteranno alcune tematiche di educazione alla legalità, con un’attenzione particolare alla legislazione dei beni confiscati e alcune esperienze significative del loro riutilizzo e del movimento contadino siciliano.

Lo Sportello “Banca Dati” della Regione Toscana fornirà materiale specifico, bibliografie, appendici e approfondimenti.


Il Consorzio “Terre del Sole”

Il Consorzio “Terre del Sole” è composto da sette cooperative sociali, tre di tipo A e quattro di tipo B. Queste cooperative svolgono attività sociali e in particolar modo puntano all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.
Obiettivo prioritario del Consorzio “Terre del Sole” è quello di realizzare una fattoria sociale.


Obiettivi del progetto

L’obiettivo principale è diffondere una cultura fondata sulla legalità e sul senso civico che, possa efficacemente contrapporsi alla cultura del privilegio e del ricatto che contraddistingue i fenomeni mafiosi nel nostro Paese dimostrando che, anche in Calabria, è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla legalità e sul rispetto della persona.
Il protagonismo dei volontari contribuirà alle attività di animazione territoriale fondamentale per il potenziamento delle relazioni e della rete sul territorio.
L’obiettivo principale è quello di promuovere sviluppo associativo dell’Arci nelle comunità locali


Programma delle attività

La giornata tipo sarà suddivisa in 3 sessioni:
· Lavoro nei campi;
· Il territorio, la memoria e l’impegno;
· Animazione territoriale e socialità.


Località Melito Porto Salvo (RC)

Lavoro nei campi

Il terreno è composto complessivamente da dieci ettari di cui tre ettari destinati alla messa in dimora di ortaggi e da due ettari di agrumeto.
Il lavoro agricolo sui campi avverrà durante il mattino e consisterà nella messa a dimora di ortaggi.
Inoltre vi è la presenza di due edifici di cui una villa dove viveva la famiglia Iamonte.

Il territorio, la memoria e l’impegno

Dopo il lavoro agricolo, nel pomeriggio, con i soci della cooperativa si prevedono sessioni di studio ed informazione/formazione sui temi della lotta alla mafia e la partecipazione a laboratori ed incontri di educazione alla legalità, nei quali coniugare riflessioni teoriche e testimonianze significative di resistenza alla mafia nei vari contesti territoriali.

Incontri previsti e programmati con:

Francesco Musolino (Prefetto di Reggio Calabria); Paolo Beni (Presidente Nazionale Arci) Giuseppe Meduri ( presidente Arci Calabria), Giuseppe Fanti (presidente ARCI Comitato Territoriale di Reggio Calabria), Nuccio Quattrone (presidente Lega Coop); On. Maria Grazia Laganà in Fortugno; Avv. Giuseppe Morabito (presidente della Provincia di Reggio Calabria); Santi Giuffrè (Questore di Reggio Calabria); Alestra (Comandante Provinciale dei Carabinieri);dott. Giuseppe Iaria (Sindaco del Comune di Melito Porto Salvo); Magistrati; Docenti Universitari; Operatori Terzo Settore, (……….)Libera

Animazione territoriale e socialità

Sono previste alcune serate che vedranno impegnati i volontari nell’organizzazione della rassegna “Cinema sotto le stelle” nelle piazze principali di Melito Porto Salvo e di piccole feste nei centri giovanili del territorio, con l’obiettivo di socializzare con i giovani del luogo e con la cittadinanza in generale.
E’ prevista inoltre un’escursione con i soci del Consorzio “terre del Sole” in una delle seguenti località: Pentidattilo, Museo Nazionale della Magna Grecia, città di Reggio Calabria, città di Melito porto Salvo, comune di Scilla, comune di Bagnara Calabra, ecc.

Programmazione dei campi di lavoro

periodo
località
Attività agricole
Dal 30/06/2008 al 14/07/2008
Melito Porto Salvo
Coltivazione di ortaggi;
recinzione terreno;
sistemazione vialetti interni.




Condizioni economiche

La quota di adesione, per ogni partecipante, è di € 150, (€10 al giorno) come contributo parte per il vitto, l’alloggio, l’assicurazione contro gli infortuni e per la responsabilità civile verso terzi, la formazione e preparazione preliminare e spese varie, servizi assicurati dagli organizzatori del progetto.
Ogni singola quota, dovrà essere versata 15 giorni prima dell’inizio del campo.

Verranno richiesti contributi economici ad Enti Locali, Associazioni, Organizzazioni Sindacali, Enti vari per sostenere i costi relativi ai trasporti locali, promozione di eventi culturali, incontri con testimonial , valorizzazione del progetto e interventi logistici.
Le spese di viaggio sono a carico del singolo volontario.

La Regione Toscana rimborserà ai volontari le spese di viaggio.

Formazione e preparazione
L’Arci promuoverà prima della partenza tre momenti formativi e di conoscenza in modo che i volontari possano avere le dovute informazioni.
La presenza alle giornate di formazione previste è obbligatoria condiziona l’ammissibilità di partecipazione al campo prescelto

Le iscrizioni
Possono essere effettuate dal 9 aprile fino al 30 maggio 2008 compilando il modulo apposito allegato e inviandolo via e- mail a romizi@arci.it oppure a dpanessa@provincia.arezzo.it .

Per avere ulteriori informazioni contattare:

Francesco Romizi

Tel: 339 8642573 , mail romizi@arci.it

oppure

Donato Panessa
Servizio Politiche Sociali e Giovanili - Provincia di ArezzoTel. 0575.3998216 - Fax 0575.3998226
dpanessa@provincia.arezzo.it .







La validità dell’iscrizione è vincolata alla sottoscrizione del “patto di adesione”.

giovedì 8 maggio 2008

Riciclavano denaro di Cosa Nostra

In manette a Palermo Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlionel 2006 condannati per favoreggiamento ed associazione mafiosa

Riciclavano denaro di Cosa Nostraarrestati imprenditori e banchiere
Disposto il sequestro di conti correnti, beni mobili e 13 milioni di euro in contantiL'accusa: "Hanno occultato denaro ritenuto proveniente da attività illecite"


Arrestati all'alba a Palermo due noti imprenditori ed un alto funzionario di istituto di credito svizzero. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti nel capoluogo siciliano e a Milano e rientrano in una inchiesta della procura palermitana sul riciclaggio che sarebbe stato messo in atto da affiliati alla mafia. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato, e dai sostituti Antonio Ingroia, Fernando Asaro e Domenico Gozzo, che hanno chiesto ed ottenuto dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, i tre provvedimenti cautelari. I provvedimenti cautelari disposti dal gip di Palermo, ed eseguiti dalla Dia, riguardano gli imprenditori Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio, accusati di intestazione fittizia di beni. Secondo la Procura avrebbero investito grosse somme di denaro in fondi all'estero, in particolare in paradisi fiscali, con la complicità di un dirigente di un istituto di credito svizzero, anche lui arrestato stamani. Di quest'ultimo non è stata resa nota l'identità. Francesco e Ignazio Zummo nel 2006 erano stati condannati con il rito abbreviato rispettivamente a cinque e tre anni di reclusione, per favoreggiamento ed associazione mafiosa. Secondo l'accusa i due sarebbero stati prestanome del costruttore palermitano Vincenzo Piazza. Nei loro confronti è ancora in corso un procedimento davanti ai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale. Il gip ha inoltre disposto il sequestro di conti correnti e beni mobili. Gli indagati sono accusati, in particolare, di aver "occultato denaro ritenuto proveniente da attività illecite - come spiegano gli inquirenti - riconducibile agli affari di Cosa nostra". Infine, gli uomini della Dda hanno provveduto al sequestro di 13 milioni di euro, in contanti, depositati su un fondo che era stato aperto presso una banca delle Bahamas, ma anche un'imbarcazione d'altura ed altri beni mobili.

giovedì 17 aprile 2008

Estate 2008: campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafie


Per un'estate all'insegna della solidarietà e della legalità.
Migliaia di volontarie e volontari provenienti da diverse regioni d’Italia e del mondo scelgono ogni anno di fare un’ esperienza di lavoro, di volontariato e di formazione civile prendendo parte ai campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie e gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Segno concreto di una volontà, sempre più diffusa tra i giovani, di voler essere in prima linea e di voler tradurre questo loro impegno in un’azione concreta di solidarietà e di condivisione. L’obiettivo dei campi è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e sul senso civico che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto che contraddistingue i fenomeni mafiosi del nostro Paese dimostrando che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà. In Piemonte, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna i volontari si impegnano, lavorano, si confrontano diventando parte integrante del popolo dell’antimafia.I campi rappresentano un’esperienza estiva che sempre più spesso è solo l’inizio o è già parte di un percorso più ampio che i giovani intraprendono nel cammino della legalità, della consapevolezza e dell’impegno nella lotta alle mafie. I campi vengono suddivisi in diversi momenti: di mattina le attività lavorative per il recupero dei beni confiscati e della loro produttività; insieme agli operatori delle cooperative e delle associazioni si porta avanti la lavorazione dei terreni per contribuire a produrre e successivamente commercializzare prodotti biologici di qualità come pasta, farina, olio, vino, passata di pomodori, marmellata, legumi, e altri prodotti. Accanto al lavoro manuale vengono organizzati dei momenti di formazione e informazione sui temi della legalità, dell’uso sociale dei beni confiscati, delle mafie. La sera infine diventa momento di incontro e confronto tra i volontari e tra i volontari e le comunità locali attraverso iniziative di animazione territoriale e socialità. La giornata del volontario è certamente impegnativa ma, come testimoniato dagli stessi giovani che hanno partecipato negli anni precedenti, segna un momento di crescita e condivisione importante che aiuta a maturare attraverso una presenza concreta, utile ed efficace. Presenza che non è solo un gesto simbolico, ma un tassello in più verso la liberazione dall’ipoteca e dalla sopraffazione che le mafie rappresentano per la cittadinanza e i territori. Essere presenti da tutte le parti d’Italia e anche da tante parti altre nazioni (grazie ai campi internazionali di volontariato) sottolinea con forza l’attenzione di quanti, sempre più, credono nello sviluppo del sistema della gestione de beni confiscati come risorsa per lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio.I campi in programma per l'estate 2008:Calabria, Campania, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia


Per maggiori informazioni contattare l'indirizzo email estateliberi@libera.it o chiamare 06/69770321.

Casentino: settimana della pace e della solidarietà

Anche quest'anno la Comunità Montana del Casentino propone, in collaborazione con tutti i comuni della valle, la Settimana della Pace e della Solidarietà. In sostanza si tratta di un folto calendario di eventi tra concerti, tavole rotonde, approfondimenti che, a partire dal 19 Aprile fino al 1° Maggio, si svolgeranno nelle piazze e negli auditorium dei nostri comuni. Tutto il Casentino, in questo periodo, vestirà i colori dell'arcobaleno per dar voce alla Pace, alla Solidarietà, ai diritti umani, alla vita. I comuni, le scuole, le associazioni di volontariato e ricreative saranno coinvolte per organizzare momenti di spettacolo, convegni, concorsi, incontri sui temi e sui valori della Pace e della vita. Un impegno istituzionale, dunque, nei confronti di questioni di attualità che riguardano il mondo, quindi noi tutti e molto da vicino. Da segnalare il convegno del 26 Aprile a Pratovecchio dal titolo "Clima ed energie: Le colpe ed i rimedi dell'uomo" al quale parteciperà Luca Lombroso esperto di clima ed energia, divulgatore di buone pratiche ambientali; dal 2003 al 2007 il meteorologo televisivo al Talk Show "Che tempo fa" Condotto da Fabio Fazio su Rai 3; il Forum per la Pace del 27 Aprile a Bibbiena che vedrà come ospiti illustri Stefania Limiti (Giornalista, membro del "Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila"), Fulvio Grimaldi (Giornalista, inviato di guerra ed esperto di ecologia, ha lavorato per la BBC di Londra, per TG1 e TG3 RAI, ha scritto per numerosi quotidiani e periodici italiani. Lavora oggi alla produzione di video documentari su crisi internazionali e guerre in corso) e Don Andrea Gallo (Fondatore della Comunità di S. Benedetto al Porto, si è sempre impegnato nel recupero degli emarginati e per la Pace) e le celebrazioni in occasione della Festa del Lavoro a Stia una giornata di festa che inizia con la marcia della pace e si conclude la sera con la serata emergency. A proposito abbiamo sentito l'Assessore alla Cultura della Comunità Montana del Casentino Sandro Sassoli. Assessore qual è lo scopo della manifestazione?Riteniamo indispensabile mantenere vivo , anche nella nostra valle, il dibattito su tematiche che, al contrario di quanto si possa pensare, ci riguardano tutti e queste tematiche sono appunto quelle della pace, della solidarietà, dell' integrazione. E questo, credo, devono farlo le istituzioni e quindi la gente comune. La pace come gli altri valori, si costruiscono dal basso, si fanno partendo da gesti, simboli, segni. Si crea facendo piccoli passi, aggiungendo tessere ad un grande mosaico. Come diceva Gandhi "Non credere alla possibilità di una pace permanente vuol dire non credere alla santità della natura umana". Insomma la pace non è un'utopia.Quest'anno ci sono interessanti tavole rotonde con personaggi e intellettuali importantiSì, abbiamo lavorato affinché alcuni messaggi fossero portati con allegria ma anche con testimonianze illustri penso ai giornalisti Stefania Limiti e Fulvio Grimaldi che porteranno le loro testimonianze nel Forum per la Pace a Don Andrea Gallo sul recupero degli emarginati o a Luca Lombroso che parlerà di cambiamenti climatici nel convegno sul clima e l'ambiente. Sono soddisfatto degli sforzi fatti perché i messaggi che verranno lanciati rimarranno, sono come dei semi. Ringrazio i comuni per l'impegno profuso, i volontari, il mondo della scuola e l'associazionismo casentinese. Assessore un altro progetto di vallata al quale tutti hanno apportato qualcosaLa mia soddisfazione nasce proprio da questo nuovo clima di collaborazione che si è venuto a creare attorno ad alcuni progetti di vallata promossi nel contesto della comunità montana ma costruiti con forze comuni. L'anteprima della Settimana della pace e della solidarietà si terrà il prossimo 19 Aprile da Stia dove alle Ore 9.45 si terrà una cerimonia di commemorazione per l'eccidio 17 partigiani e alle ore 10.30 al Molin di Bucchio si terrà "Come ti racconto la resistenza" un incontro fra musica e testimonianze che si concluderà con il concerto del gruppo "LA CASA DEL VENTO" e l'intervento di Anna Maria Guidi figlia di un sopravvissuto dell'eccidio di Vallucciole.

Alla settimana della pace parteciperemo pure noi di LiberArezzo e ciò rende tutti noi molto orgogliosi.

mercoledì 16 aprile 2008

Riunione Libera Arezzo 18/04/2008

Carissimi\e,

dopo tanto tempo che non ci sentiamo penso sia importante incontrarci; tra l'altro ci sono tante cose di cui discutere e alcune decisioni da prendere.
Propongo di vederci VENERDI' PROSSIMO ( 18 APRILE) ALLE ORE 18.30 PRESSO L'ARCI DI AREZZO, Corso Italia 205 terzo piano.
Con il seguente ODG:

- Settimana della Pace in Casentino, contributo di Libera ( Rossomalpelo, LiberaTerra, Iniziativa con Don Gallo)
- Campi di Lavoro Anti Mafia 2008, di cui vi allego un po' di documentazione
- Iniziativa su legalità e politica
- Iniziativa a Viciomaggio
-Varie ed eventuali

Data l'importanza dell'odg e dato che sono alcune settimane che non ci incontriamo, VI PREGO DI CONFERMARMI O MENO LA VOSTRA PARTECIPAZIONE.

Tanti Saluti,


Francesco Romizi

Riunione Libera Arezzo 18/04/2008

Carissimi\e,

dopo tanto tempo che non ci sentiamo penso sia importante incontrarci; tra l'altro ci sono tante cose di cui discutere e alcune decisioni da prendere.
Propongo di vederci VENERDI' PROSSIMO ( 18 APRILE) ALLE ORE 18.30 PRESSO L'ARCI DI AREZZO, Corso Italia 205 terzo piano.
Con il seguente ODG:

- Settimana della Pace in Casentino, contributo di Libera ( Rossomalpelo, LiberaTerra, Iniziativa con Don Gallo)
- Campi di Lavoro Anti Mafia 2008, di cui vi allego un po' di documentazione
- Iniziativa su legalità e politica
- Iniziativa a Viciomaggio
-Varie ed eventuali

Tanti Saluti,

Francesco Romizi

martedì 8 aprile 2008

MAFIA: AVVOCATO ARRESTATA PER FAVOREGGIAMENTO LATITANTE


Agenti della Squadra mobile di Agrigento hanno arrestato a Palermo un'avvocatessa, Gaetana Maniscalchi, detta Lucia, di 37 anni, perché accusata di favoreggiamento aggravato nei confronti della mafia. La donna è dipendente dell'Ast (Azienda siciliana trasporti), dove ricopre un ruolo dirigenziale. L'arresto rientra nell'inchiesta sui favoreggiatori del boss mafioso latitante Giuseppe Falsone, ritenuto il capo di Cosa nostra ad Agrigento. L'indagine è condotta anche dagli agenti della Squadra mobile di Palermo. Ha portato ad altri due arresti effettuati a Naro, piccolo centro a 16 chilometri da Agrigento. In carcere per associazione mafiosa e favoreggiamento sono finiti Giuseppe Sardino, di 45 anni e il pensionato Vincenzo Vellini, di 75 anni.L'avvocato Maniscalchi è accusata di aver comunicato a Giuseppe Sardino l'esistenza di indagini in corso sul suo conto, nell'ambito delle ricerche sul latitante mafioso Giuseppe Falsone, ricercato dal 1999. I tre provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip Pasqua Seminara, su richiesta dei sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Fernando Asaro e Costantino De Robbio. Secondo gli inquirenti Sardino e Vellini, entrambi arrestati stamani a Naro, avrebbero favorito la latitanza del capomafia agrigentino, ospitandolo anche in alcuni casolari di campagna. La polizia di Stato sta effettuando numerose perquisizioni.
ERA STATA CANDIDATA A SINDACO NARO L'avvocato Gaetana Maniscalchi, 37 anni, arrestata oggi con l'accusa di favoreggiamento aggravato nei confronti della mafia, è stata presidente del consiglio comunale di Naro, un paese in provincia di Agrigento, e candidata a sindaco del centrodestra nelle ultime elezioni amministrative del 2004. La Maniscalchi, sostenuta da Forza Italia e An, era stata sconfitta da Maria Grazia Brandara, esponente dell'Udc. Il legale lavorava inoltre, con un contratto a progetto, nell'ufficio di presidenza dell'Ast, l'Azienda siciliana trasporti.

martedì 25 marzo 2008

Arresto del latitante Gallico: fermati i fratelli. Nel bunker ritrovati documenti rilevanti


Potrebbe portare a nuovi risvolti investigativi l'arresto del latitante Rocco Gallico. Intanto, la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha disposto i fermi di Carmelo e Teresa Gallico, fratelli di Rocco, la cui latitanza dal 2002 si è conclusa oggi con l'arrestato operato dalla polizia di Stato in un bunker ricavato nella villa di famiglia a Palmi, dove il latitante era rientrato per trascorrere la Pasqua con i parenti. L'accusa per i fratelli del latitante è quella di procurata inosservanza di legge. L'arresto di Rocco Gallico, ricercato perchè deve scontare un residuo di pena, in quanto condannato per associazione mafiosa, è stato preceduto da un'intensa attività investigativa diretta dal coordinatore della Direzione distrettuale antimafia, Salvatore Boemi, e dal sostituto procuratore Roberto Placido Di Palma, che è incaricato di seguire le investigazioni sulle cosche criminali della Piana di Gioia Tauro. L'indagine come detto potrebbe portare ulteriori novità nella lotta alla 'ndrangheta, infatti, secondo alcune indiscrezioni trapelate, la polizia di Stato starebbe esaminando alcuni documenti di particolare valore investigativo trovati nell'abitazione dei Gallico. All'inchiesta è stato anche applicato il sostituto procuratore distrettuale Giuseppe Lombardo.

mercoledì 19 marzo 2008

Mafia, il fratello di Graziella Campagna: ''Si faccia giustizia''


Stasera attesa la sentenza per Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera.Parla il fratello Pietro: ''Sono certo della colpevolezza dei due imputati, ma siamo in italia...''. La ragazza fu assassinata 23 anni fa a soli 17 anni perché aveva scoperto l'identità di due boss latitanti.
"Speriamo che si faccia finalmente giustizia...". Lo ha detto all'ADNKRONOS Pietro Campagna, fratello di Graziella Campagna(nella foto), la ragazza uccisa a Messina dopo avere scoperto l'identità di due boss, in attesa della sentenza prevista per questa sera. "Sono certo della colpevolezza dei due imputati - ha detto ancora - ma siccome siamo in Italia mi aspetto di tutto. Io, però, con tutta la mia famiglia, spero che si faccia davvero giustizia"Il processo si celebra a distanza di 23 anni dall'omicidio della commessa diciassettenne di Saponara (Messina), uccisa perché aveva scoperto l'identità di due boss latitanti. I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Messina si sono ritirati nel pomeriggio in camera di consiglio per emettere la sentenza. Il pg della Corte d'Appello di Messina Marcello Minasi, poco meno di un mese fa, aveva chiesto alla Corte la conferma della condanna all'ergastolo per i due uomini accusati di essere gli autori del feroce delitto. Sul banco degli imputati Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera. Secondo l'accusa, i due, che nel 1985 erano latitanti, avrebbero dimenticato in un vestito portato nella lavenderia dove lavorava la ragazza un'agendina che conteneva nomi compromettenti, che facevano emergere la loro vera identità. Quattro anni ciascuno di reclusione sono stati chiesti, invece, per la titolare della lavanderia dove lavorava Graziella, Franca Federico, e per la collega della 17enne uccisa, Agata Cannistrà. Entrambe sono accusate di favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato un'associazione mafiosa. Proprio una settimana fa la storia di Graziella Campagna è stata raccontata dalla fiction 'La vita rubata', interpretata da Beppe Fiorello nel ruolo del fratello di Graziella, Pietro Campagna, che fin dalla morte della giovane ha sempre tentato di trovare gli assassini della sorella.

lunedì 17 marzo 2008

Il maresciallo fu il vice del capitano «Ultimo». Arrestato anche un poliziotto

Arresti domiciliari per il maresciallo dei carabinieri denominato "Arciere" che faceva parte della squadra del capitano "Ultimo" che arresto Totò Riina, e che è ora indagato dalla procura di Torino in un’inchiesta sul furto di opere d’arte e arredi nella palazzina di Stupinigi nel 2004. La misura, eseguita questa mattina, è stata emessa in relazione a quest’ultima indagine, nella quale si ipotizza che qualcuno possa aver lucrato sulla restituzione del bottino, valutato in circa dieci milioni di euro e per il quale l’Ordine Mauriziano aveva stanziato e pagato 250 mila euro destinati a chi avesse fornito un aiuto per recuperare la refurtiva. Il tesoro di Stupinigi fu ritrovato circa un anno più tardi in un campo a Villastellone, in provincia di Torino, e nell’estate scorsa una quindicina di persone di etnia nomade sinti vennero arrestate con l’accusa di essere gli autori del colpo. Nelle settimane scorse, avendo saputo di essere indagato, "Arciere" aveva deciso di restituire al Presidente della Repubblica la medaglia ricevuta per l’operazione che portò all’arresto di Riina, ai polsi del quale proprio "Arciere", che venne successivamente trasferito in Piemonte, strinse le manette.Arrestato anche un poliziottoOltre che per il carabiniere conosciuto come «Arciere», il maresciallo capo Riccardo Ravera, 43 anni, all’epoca dei fatti in servizio al nucleo tutela patrimonio artistico di Torino, l’ordine di custodia cautelare riguarda anche Giuseppe Cavuoti, 46 anni, vicesovrindente della polizia stradale in servizio alla sottosezione di Saluzzo (Cuneo), il quale è finito in carcere. Per entrambi l’accusa è di concorso in estorsione e in falso. Per arrivare al recupero della refurtiva, Ravera e Cavuoti fecero in modo che alcuni nomadi sinti - legati agli autori del furto - ricevessero dall’Ordine Mauriziano (proprietario della Palazzina) 250 mila euro. A materiale recuperato, non indagarono per cercare i colpevoli del furto, che pure aveva destato clamore in tutto il mondo per la sua entità.

Palermo: estorsori arrestati, in manette mebri clan Lo Piccolo

Nell'ambito dell'operazione 'Addio Pizzo 2', coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo, sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile di Palermo esponenti del clan 'Lo Piccolò. I 21 provvedimenti di custodia cautelare in carcere sono stati resi possibili, oltre che dalle testimonianze dei taglieggiati, anche dai 'pizzinìritrovati nella villa di Giardinello dove sono stati arrestati il 5 novembre scorso Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Sono stati individuati anche esecutori e organizzatori del grave attentato incendiario nel quale fu devastato, nel luglio 2007, il capannone dell'imprenditore Rodolfo Guajana, che denunciò subito il gesto degli estortori.